Giovane donna seducente

La Mia Notte di Fuoco sotto la Pioggia di Chicago

Ero a Chicago per un viaggio d’affari. Pioveva a catinelle, un vero inferno. Avevo appena divorato quelle fritte pazzesche in un diner schifoso sulla Quinta. Salate, croccanti… mmm, leccavo le dita ancora unte. ‘Cazzo, che delizia’, pensavo. Ma fuori, il mondo era un fiume. Nessun ombrello, zero taxi. Io, italiana in terra straniera, libero da giudizi, lontana da casa.

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Corro, scivolo nel canaletto. Schifoso, jeans zuppo. Un taxi si ferma. Mi butto dentro, ma c’è già lui. Alto, atletico, capelli rossi bagnati appiccicati, camicia che segna i muscoli. ‘Scusa’, dico con accento marcato. Lui sorride, occhi verdi che trafiggono. ‘No problem, beauty. Where to?’. ‘Hotel vicino all’aeroporto’. Stesso posto. Destino?

L’Incontro nel Taxi sotto il Diluvio

L’aria nel taxi è elettrica. Odore di pioggia, pelle umida, cuoio bagnato. Le nostre cosce si sfiorano. ‘Italiana?’, chiede. ‘Sì, da Milano. Tu?’. ‘Don, detective privato’. Rido. ‘Sembri uscito da un film’. Lui ride, mano sul mio ginocchio. ‘E tu sei fuoco’. La tensione sale. Pioggia sui vetri, clacson lontani. Guardo il suo pacco gonfio nei pantaloni. Eccitazione dell’ignoto. Lontana da tutti, posso fare ciò che voglio.

Arriviamo all’hotel. Lobby lussuoso, lounge VIP con divani di cuoio morbido. ‘Un drink?’, propongo. Sediamo vicini, gin tonic ghiacciati. La sua coscia preme la mia. ‘Devo prendere un volo tra un’ora’, sussurra. ‘Meglio non perdere tempo’. Il mio cuore batte forte. Lo bacio lì, in pubblico. Nessuno ci giudica. Mani sue sotto la gonna, dita sulla fica già bagnata.

Saliamo in camera. Clim gelida, pelle ancora salata di pioggia. Lo spingo sul letto. ‘Voglio il tuo cazzo’, dico diretta. Slaccio i jeans, esce un mostro: grosso, venoso, cappella viola. Lo lecco dal basso, sapore di uomo, sudore. Succhio forte, gola piena. ‘Cazzo, italiana… sììì’. Geme, mani nei miei capelli neri. Lo prendo tutto, saliva che cola.

La Scopata Urgente in Camera

Mi strizzo via il vestito. Fica rasata, bagnata fradicia. Lui mi butta supina, lingua sulla clitoride. ‘Dolce come miele’. Lecca vorace, dita dentro, mi fa squirtare sul lenzuolo. ‘Scopami ora!’, urlo. Mi monta, cazzo che spacca. Entra duro, palle che sbattono sul culo. ‘Più forte, fottimi!’. Pompa come un animale, tette che ballano. Io graffio la sua schiena, unghie nel carne. Sudore che mischia al nostro, odore di sesso puro.

Gira, a pecorina. Mi sbatte il culo, mano nei capelli. ‘Prendo la tua fica stretta’. Ogni colpo un tuono. ‘Vengo… dentro!’, grida. Sborra calda, piena, cola fuori. Io vengo con lui, spasmi, urlo ‘Sììì, riempimi!’. Crolliamo, corpi appiccicati, cuori che martellano.

Dieci minuti dopo, lui si riveste. ‘Devo volare’. Bacio ultimo, sapore di fica e sborra. Scendo con lui al taxi. Lo guardo partire, silhouette nel buio. Torno in camera, doccia veloce. Ricordo il suo cazzo in bocca, la fica piena. Anonimato totale, nessuno sa. Prendo il mio volo per l’Italia, sorriso sulle labbra. Quella notte, libera, selvaggia. Chicago, grazie.

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