L’Incontro Proibito nel Lounge dell’Hotel: La Mia Avventura a Napoli

Ero in viaggio d’affari verso Napoli, un treno notturno da Milano. Caldo appiccicoso, aria condizionata che ronzava piano. Nel lounge VIP dell’hotel vicino alla stazione, mi siedo al bar. Cuoio morbido sotto il culo, odore di caffè forte e sudore maschile. Lui è lì, straniero elegante, forse francese, camicia aperta, guanti neri di pelle che stringono un bicchiere. Occhi scuri mi fissano. Sorrido, gambe accavallate, gonna che sale un po’.

“Bellissima italiana,” dice con accento rauco. Io rido, bevo un sorso di prosecco ghiacciato. Parliamo di niente: il viaggio, il mare di Napoli, la libertà di essere lontani da casa. Le sue mani guantate sfiorano il mio braccio, pelle d’oca. Sento la fica bagnarsi già, l’urgenza del mio treno fra due ore. “Vieni di sopra?” sussurra. Esito, ma sì, cazzo, nessuno mi conosce qui.

La Tensione che Sale nel Lounge

Camere fredde, moquette che scricchiola, piastrelle bianche come un labirinto. Entra dietro di me, chiude la porta. Il suo respiro sul collo, sapore di sale dalla pelle sudata. Mi gira, guanto sul mento: “Guardami.” Voce profonda, mi fa tremare. Mi bacia rude, lingua che invade. Mani sue sui miei tette, stringe i capezzoli duri attraverso la blusa. Io gemo, “Aspetta…” ma slaccio la gonna, culotte già fradice.

Mi spinge in ginocchio, odore di cuoio e cazzo duro. Tira fuori l’uccello grosso, vene gonfie, cappella lucida. “Succhia,” ordina. Apro la bocca, lo prendo tutto, gola piena, saliva che cola. Lui geme, guanti nei miei capelli, spinge forte. Mi alzo, nuda tranne i collant, lui mi piega sul letto. Badina dalla tasca, sfiora il culo: “Brava ragazza.” Colpo secco, brucia, urlo di piacere. Fica che pulsa, gocciola sul letto.

Il Sesso Intenso e l’Addio Frettoloso

Mi gira, gambe aperte, aria gelida della clim sulla pelle bollente. Dita guantate entrano nella fica, bagnate di me. “Sei una troia italiana,” ride. Lecco i suoi capezzoli salati, mentre lui mi fotte con tre dita. Poi il cazzo, entra di colpo, mi spacca. “Cazzo, sì! Più forte!” grido. Spinge, palle che sbattono, sudore che mischia al mio. Strangola piano con guanto, vista annebbia, orgasmo che esplode, squirto sul suo uccello.

Lui mi riempie, sborra calda dentro, cola fuori. Ansimo, corpi appiccicati, rumore treni lontani. “Devo andare,” dico. Si alza, sorride: “Torna, puttana.” Mi vesto veloce, fica dolorante, labbra gonfie. Bacio veloce, esco.

Sul treno, finestrino appannato, ricordo tutto. Il suo odore di cuoio sulla pelle, bruciore sul culo, sborra che ancora sento. Napoli lontana, anonymat totale. Libera, eccitata, già sogno il prossimo viaggio. Nessun giudizio, solo piacere puro.

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