La Mia Avventura Torrida nel Lounge dell’Hotel sul Mare
Era un afoso settembre, sole italiano che brucia la pelle. Viaggio d’affari a Napoli, lontana da casa, da Milano, da tutto. Libera, nessuno mi giudica qui. Hotel sul lungomare, lobby con lounge VIP, sedili di cuoio fresco contro la calura esterna. Rumore dei motori delle barche, aria condizionata che mi fa venire i brividi sui capezzoli. Indosso un top attillato, le mie tette enormi spingono il tessuto, so che attirano sguardi.
Entro nel lounge per un caffè, e lì c’è lui: uno straniero, francese credo, sui 30 anni, alto, snello, stanco dal viaggio. Siede solo, occhi che saettano su di me. Mi siedo vicina, ‘Buongiorno, fa un caldo infernale, eh?’, dico con un sorriso. Parliamo, lui Pierre, in transito per un volo sera. Flirt innocente, ma i miei seni lo ipnotizzano. Si bagna le labbra, io mi chino, lascio intravedere il solco profondo. ‘Mi piacciono le donne come te, mature e… generose’, mormora. Tensione palpabile, il cuoio scricchiola sotto di noi, profumo del suo sudore misto a colonia. Sento la fica bagnarsi, l’urgenza del suo partenza mi eccita da morire.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
‘Vieni nella mia camera, solo un drink’, gli sussurro all’orecchio, mano sulla sua coscia. Sale con me, ascensore silenzioso, porte si chiudono. Entriamo, clim gelida, persiane socchiuse, luce del mare filtra. Lo bacio subito, lingua dentro la sua bocca. ‘Cazzo, le tue tette sono enormi’, ansima. Gliele spingo in faccia, lui le slaccia il reggiseno, tette libere, pesanti, capezzoli duri. Le succhia forte, mordicchia, io gemo ‘Sì, succhiale, bastardo’. Il mio sapore salato sulla pelle, come il mare fuori.
Lo spoglio, cazzo duro, grosso, venoso. Lo prendo in mano, lo massaggio lento, poi in bocca. Pompino profondo, lo ingoio tutto, saliva che cola, palle in mano. ‘Porca puttana, sei una troia’, ringhia. Mi sdraio sul letto, apro le gambe, fica pelosa, fradicia. ‘Leccamela’, ordino. Lingua sul clito, succhia le labbra, entro due dita, mi squillo forte. Gemo, ‘Oh cazzo, sì, mangiami la fica!’. Viene su, me lo infila dentro di colpo, scopata violenta, tette che ballano, schiaffi sulle chiappe. ‘Ti sfondo la fica!’, grida. Io urlo ‘Più forte, sborra dentro!’. Cambio posizione, a pecorina, culo in aria. ‘Nel culo, voglio il tuo cazzo lì’. Lubrificante dalla borsa, dito dentro, poi due, lo apro. Entra piano, doloroso ma eccitante, ‘Cazzo, il tuo culo è stretto!’. Pompa, io mi masturbo la fica, vengo urlando, cyprine che spruzza. Lui esplode, sborra calda nel mio culo, fiotti che colano.
La Scopata Esplosiva nella Camera
Non basta. Lo cavalco, cazzo di nuovo duro, lo cavalco selvaggia, tette in faccia, sudore che cola, clim che ronza. Seconda sborra nella fica, piena, appiccicosa. Esausti, corpi sudati, odore di sesso ovunque.
Poi, l’orologio: il suo volo. Si riveste di fretta, bacio bagnato. ‘Torna, troia italiana’, dice ridendo. Lo accompagno alla lobby, rumore motori aerei in lontananza. Io riprendo il treno per Milano, seduta, fica dolorante, sborra che cola nelle mutande. Ricordo ogni gemito, il suo cazzo, l’anonimato totale. Lontana da casa, tutto permesso. Ancora eccitata, tocco me stessa pensando a lui.