L’Incontro Torrido con il Capitano nel Lounge del Porto
Ero partita da Roma per un viaggio d’affari in Sicilia, un posto che adoro per quel sole italiano che ti brucia la pelle, quel sapore di sale che resta sulle labbra dopo una nuotata veloce. L’aereo era atterrato a Napoli, e avevo tempo prima del ferry per le isole. Mi dirigo al lounge VIP del porto, quel posto con divani di cuoio morbido, aria condizionata gelida che ti fa venire i brividi sotto il vestitino leggero. Odore di caffè forte e salsedine che entra dalle finestre aperte sul mare.
Lì lo vedo: un tipo alto, abbronzato, con occhi verdi penetranti e un’aria da capitano di ventura. Sembra uscito da un romanzo, camicia sbottonata che lascia intravedere tatuaggi di navi e isole lontane. Si siede vicino, il cuoio scricchiola sotto il suo peso. ‘Buonasera, signorina. Primo viaggio verso le Eolie?’ mi chiede con accento del sud, voce profonda come il rombo dei motori delle barche. Io sorrido, inclino la testa. ‘Sì, affari… ma con un po’ di avventura. Tu sembri uno che ne sa di mari inesplorati.’
La Scintilla nel Lounge sul Mare
Parliamo, i bicchieri di prosecco ghiacciato tintinnano. Mi racconta di spedizioni verso isole vergini, di venti alisei che spingono le vele, di scoperte segrete. Le sue mani grandi sfiorano le mie per sbaglio sul bracciolo, un tocco elettrico. Sento la fica che si bagna piano, l’eccitazione dell’ignoto, lontana da casa, dove nessuno mi conosce. ‘Vieni con me sul mio yacht stasera? Solo un’ora, prima della partenza,’ sussurra, il fiato caldo sul mio collo. Esito un secondo, poi: ‘Andiamo.’
Ci infiliamo nella sua suite dell’hotel adiacente, vista sul porto, il rumore delle onde che sbattono contro i moli. La porta si chiude, e bum, le mani ovunque. Mi strappa il vestitino, le tette balzano fuori, capezzoli duri per la clim fredda. ‘Cazzo, sei una figa italiana perfetta,’ ringhia, leccandomi il collo con gusto di sale. Io gli slaccio i pantaloni, tiro fuori quel cazzo enorme, venoso, già duro come ferro. ‘Mmm, quanto è grosso… lo voglio in bocca.’ Mi metto in ginocchio sul tappeto ruvido, lo prendo tutto, succhio forte, la lingua che gira sulla cappella gonfia, saliva che cola. Geme: ‘Brava troia, succhialo bene.’
La Scopata Intensa e l’Addio Frettoloso
Mi alza, mi sbatte sul letto, le lenzuola fresche contro la pelle bollente. Spalanca le mie cosce, infila due dita nella fica fradicia. ‘Sei inzuppata, puttana.’ Leccami la figa con foga, la lingua dentro, succhia il clitoride fino a farmi urlare. Poi mi monta, quel cazzo mi spacca in due, entra tutto, colpi potenti, il letto che sbatte contro il muro. ‘Scopami più forte, capitano! Riempi la mia fica!’ urlo, unghie nella sua schiena sudata. Gira, mi mette a pecorina, mi scopa il culo con la punta, poi di nuovo dentro, palle che sbattono sul mio sedere. Sudo, il sapore salato sulla bocca, odore di sesso e mare. Viene dentro di me con un ruggito, sborra calda che mi riempie, cola fuori mentre tremo nell’orgasmo.
Dopo, ansanti, doccia veloce con acqua tiepida che lava il sudore. ‘Devo prendere il ferry,’ dico, vestendomi in fretta. Lui sorride: ‘Torna presto, sconosciuta.’ Esco, l’aria notturna umida, riprendo il mio volo il mattino dopo da Reggio. Sul sedile, vibrazioni dei motori, ripenso a quel cazzo che mi ha sfondata, alla libertà di quell’escale anonima. Nessun nome, nessun rimpianto, solo il brivido che mi fa bagnare di nuovo i pantaloni. Lontano da casa, tutto è permesso.