La Mia Avventura Torrida nel Lounge dell’Aeroporto

Ero in transito all’aeroporto di Addis Abeba, ritorno da un viaggio d’affari in Etiopia. Sudata fradicia per il caldo umido fuori, entro nel lounge VIP. L’aria condizionata mi gela la pelle, un brivido delizioso. Mi siedo su un divano di cuoio nero, morbido, che scricchiola piano. Ordino un prosecco fresco, bollicine che pizzicano la lingua. Intorno, il ronzio dei motori lontani, annunci in inglese e amarico.

Alzo gli occhi e lo vedo: alto, pelle ambrata, occhi profondi. Mi fissa la collana, una croce di Lalibela che porto sempre, ricordo del mio viaggio laggiù. Si avvicina, sorriso timido. ‘È di Lalibela? Ne ho una uguale, da Gondar.’ La sua voce è bassa, calda come il sole etiope. Ci mettiamo a chiacchierare. Mi chiamo Sofia, gli dico. Lui è Daniel, di stanza qui per lavoro. Parliamo di injera speziata, del caffè rituale, del profumo di incenso nelle chiese scavate.

L’Incontro Casuale e la Tensione Crescente

La tensione sale piano. Le nostre ginocchia si sfiorano sul cuoio. Sudo ancora, gusto di sale sulla pelle del collo. Lui mi tocca la mano, esitante. ‘Hai una pelle così morbida.’ Io arrossisco, ma lontano da casa, nessuno mi giudica. ‘E tu un profumo che mi fa impazzire,’ gli sussurro. Ordiniamo altri drink. Le sue dita sfiorano la mia coscia, sotto la gonna leggera. Il cuore batte forte, clac-clac dei tacchi lontani, vibrazione del pavimento per gli aerei.

‘Mi scade il volo tra due ore,’ dico, ma non mi alzo. ‘La mia camera è al piano di sopra, hotel dell’aeroporto,’ risponde lui, occhi famelici. Non penso, lo seguo. Ascensore, mani che si cercano già.

Entriamo, porta sbatte. La clim ronza, aria fredda sui nostri corpi bollenti. Mi strappa la blusa, bocche affamate. ‘Cazzo, sei stupenda,’ geme. Le sue mani sulle mie tette, pizzica i capezzoli duri. Io gli slaccio i pantaloni, tiro fuori il cazzo, grosso, venoso, già bagnato di pre-sborra. ‘Succhia,’ ordina. Mi inginocchio sul tappeto ruvido, lo prendo in bocca. Lingua che gira sulla cappella, succhio forte, gola piena. Gode, ‘Brava troia italiana.’ Sborra un po’ in bocca, salato, lo ingoio.

L’Esplosione di Passione nella Camera

Mi butta sul letto, gonna alzata, mutande strappate. ‘Figa rasata, perfetta.’ Lecca la mia fica bagnata, lingua dentro, clit torcido tra denti. Urlo, ‘Sì, leccami tutta!’ Dita che entrano, tre, mi fotte la mano. Vengo, squirto sul suo viso, lui ride. ‘Ora ti rompo.’ Mi gira a pecorina, cazzo che spinge, entra tutto, doloroso e bello. ‘Fottimi forte!’ grido. Spinge, palle che sbattono sul mio culo, sudore che cola. Mi tira i capelli, schiaffo sul sedere. ‘Prendi il mio cazzo, puttana.’ Cambio posizione, cavalco, tette che ballano, unghie nella sua schiena. Lui sotto, mi succhia i capezzoli, mordicchia. Vengo di nuovo, figa che stringe.

‘Riempimi,’ lo imploro. Accelera, grugnisci, sborra dentro, caldo, tanto, cola fuori. Crolliamo, corpi appiccicosi, odore di sesso e clim.

Dopo, doccia veloce, acqua bollente che lava il sale. Ci salutiamo con un bacio, ‘Torna in Etiopia.’ Io corro al gate, aereo che romba. Seduta, figa ancora pulsante, ricordo il suo cazzo, il sapore. Nessuno sa, anonimato totale. Libertà pura, lontano da casa.

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