La Mia Notte Infuocata nel Lounge dell’Aeroporto
Ero in transito a Milano, notte d’inverno, neve che cadeva fitta fuori dalle vetrate dell’aeroporto. Il mio volo per Roma ritardato di ore. Freddo cane, giacca stretta addosso, ma dentro di me un fuoco che covava. Lontana da casa, da occhi che giudicano, libera come il vento. Entro nel lounge VIP, quasi deserto. Luci soffuse, divani in pelle nera morbida, un camino elettrico che finge fiamme danzanti. Mi siedo, ordino un prosecco. Il contatto del cuoio caldo contro le cosce nude sotto la gonna.
Lo vedo lì, un uomo alto, capelli scuri, occhi penetranti. Straniero, forse francese, camicia aperta sul petto. Mi guarda, sorride. ‘Freddo fuori, eh?’ dice con accento sexy. Io annuisco, le gambe che si incrociano piano. Parliamo, voci basse. Viaggio d’affari, dice lui. Io, vacanze al mare interrotte. La tensione sale, aria elettrica. Le sue mani sfiorano il mio bicchiere. ‘Hai pelle d’oca,’ mormora, e con un dito la tocca sul braccio. Brividi. Il rumore dei motori lontani, la clim che ronza leggera. Mi avvicino, il suo profumo di colonia misto a sudore fresco. ‘Vieni più vicino,’ gli dico, voce roca. Le nostre ginocchia si toccano. Fuori, la neve copre tutto, silenzio ovattato.
L’Incontro nella Neve e nel Caldo del Lounge
Non resisto. Lo tiro verso un angolo buio, dietro una tenda pesante. ‘Qui?’ chiede, eccitato. ‘Sì, cazzo, qui.’ Le sue labbra sulle mie, baci umidi, lingue che duellano. Mani ovunque. Mi strappa la gonna su, dita ruvide sulla fica già bagnata. ‘Sei fradicia,’ ansima. Io gli slaccio i pantaloni, tiro fuori il cazzo duro, grosso, venoso. Lo palpo, lo lecco la cappella salata di pre-sborra. Gemo. Lui mi spinge sul divano di pelle, freddo prima, poi caldo del nostro corpo. Mi infila due dita dentro, pompa forte. ‘Ti piace, puttana italiana?’ ‘Sì, scopami, dai.’ Mi gira, a pecorina, il culo in aria. Sento la cappella premere contro la fica gonfia. Entra di colpo, un colpo secco. ‘Ahhh!’ urlo piano. Mi martella, palle che sbattono sulla pelle, sudore che cola, sapore di sale sulla schiena. La clim fredda sui capezzoli turgidi. Io mi tocco il clito, vengo forte, la fica che si contrae intorno al suo cazzo. ‘Sto venendo!’ grida lui, mi riempie di sborra calda, che cola giù sulle cosce. Restiamo così, ansimanti, corpi appiccicosi.
Poi, l’annuncio: il mio volo parte. Mi rivesto veloce, gonna storta, fica che pulsa ancora. Lui sorride, ‘Torna presto.’ Io rido, ‘Mai più, anonimo.’ Esco, aria gelida che mi colpisce, neve che scioglie sul viso. Sul gate, seduta, rivivo tutto: il suo cazzo dentro, il calore improvviso come una fiamma magica in quel lounge abbandonato al mondo. Lontana da casa, nessuno sa. Solo io, col sorriso segreto, e la voglia di un’altra notte così. Libertà pura, eh?