La Mia Follia Erotica nel Lounge di Fiumicino: Sesso con uno Sconosciuto
Ero a Fiumicino, volo per New York in ritardo di ore. Viaggio d’affari, ma lontana da casa, libera. Il lounge VIP era fresco, aria condizionata che mi gelava la pelle sudata dal sole romano. Seduta su quella poltrona di cuoio nero, liscia e calda sotto le cosce, sorseggiavo un prosecco. Gusto aspro, bollicine che pizzicavano la lingua. Fuori, il rombo dei motori, caldo afoso che filtrava dalle vetrate.
Entrò lui. Biondo, pelle olivastra da saraceno, vestito rosso fuoco, camicia rosa trasparente. Foulard colorato al collo, orologio luccicante. Strano, esotico. Mi guarda, sorride. Si siede vicino, odore di colonia speziata, misto a sudore maschile. ‘Ciao bella, ritardo eh?’, dice con accento straniero, francese misto a inglese. Io rido, ‘Sì, e tu?’. Parla del suo volo per Miami, businessman. Mani forti, anello d’oro. La tensione sale. Gambe accavallate, scopro un po’ la coscia. Lui fissa, occhi neri che brillano.
L’Incontro nel Lounge e la Tensione che Sale
‘Vuoi unirti a me in privato?’, sussurra. Cuore batte forte. ‘Perché no? Lontano da tutti’. Ci alziamo, andiamo all’hotel capsule dell’aeroporto, stanza minuscola, letto stretto, clim che ronza. Porta chiusa, urgenza del volo imminente. Libera, nessuno mi giudica qui.
Mi bacia subito, labbra calde, lingua invadente. Sa di menta e sale. Mani sul mio culo, stringe forte attraverso i jeans. ‘Sei una bomba italiana’, ansima. Io gli slaccio la camicia, petto muscoloso, peli neri. Tette mie fuori dal reggiseno, lui le divora. Succhia i capezzoli duri, morde piano. ‘Mmm, deliziose’. Io gemo, figa già bagnata. Gli abbasso i pantaloni, cazzo enorme, venoso, cappella gonfia. ‘Cazzo, che bestia’. Lo prendo in mano, duro come ferro, pre-eiaculato che cola.
Il Sesso Selvaggio e l’Urgenza del Volo
Lo spingo sul letto, lo pompo veloce. Bocca sulla cappella, assaporo il sapore salato-muschiato. Lo ingoio tutto, gola piena, lui geme ‘Oh sì, troia italiana’. Lecca la mia figa rasata, lingua esperta sul clitoride gonfio. ‘Sei fradicia’, dice. Mi infila due dita, pompa, succhia il succo. Io urlo piano, pareti sottili. Poi mi monta, cazzo che entra piano nella figa stretta. ‘Stretta da morire’, grugnisce. Spinge forte, palle che sbattono sul culo. Io graffio la schiena, ‘Fottimi più forte, straniero’.
Cambia posizione, a pecorina. Mi scopa il culo dopo averlo leccato, lubrificato dalla mia eccitazione. Dito in figa mentre il cazzo dilata l’ano. ‘Prendilo tutto, puttana’. Gemo, orgasmo che sale, corpo trema. Lui accelera, sudore che cola, pelle salata che lecco. ‘Sto per venire’, ansima. Io lo giro, lo cavalco, figa che lo munge. Sborra dentro, caldo fiotto che riempie, cola fuori. Io vengo urlando, clitoride strofinato sul suo pube.
Esausti, docciati veloci. Odore di sesso nell’aria, lenzuola umide. ‘Il mio volo’, dico. Ci salutiamo con un bacio, ‘Anonimi per sempre’. Torno al gate, corpo ancora fremente. Ricordo il suo cazzo, il sapore, il rombo dei motori che riprende. Lontana da casa, tutto permesso. Nessuno saprà mai. Solo io, e quel brivido eterno.