La Mia Scopata Torrida nel Lounge di Berlino

Ero a Berlino per un viaggio di lavoro, una di quelle trasferte che ti staccano dalla routine. L’aeroporto Tegel brulicava di gente, ma io mi ero rifugiata nel lounge VIP dell’hotel adiacente. L’aria condizionata gelida mi accarezzava le gambe nude sotto la gonna nera attillata, quella con i bottoni larghi che avevo slacciato fino a metà coscia. Seduta su quel divano in cuoio nero, liscio e appiccicoso per l’umidità, sorseggiavo un prosecco fresco. Il rumore sordo dei motori in lontananza vibrava nel petto, mi eccitava già da solo.

Lui era lì, un tipo alto, capelli scuri, occhi azzurri da straniero – forse svedese, non l’ho chiesto. Camicia bianca sbottonata quel tanto che basta per intravedere il petto muscoloso. I nostri sguardi si incrociano. Sorrido, accavallo le gambe piano, lasciando che la bretella del reggiseno nero sporga dalla camicia. ‘Ciao, sei solo?’, gli dico con voce bassa, un po’ roca per il jet lag. Si avvicina, odore di colonia legnosa misto a sudore fresco. ‘Sì, e tu sei… italiana?’, risponde con accento duro, sedendosi vicino. Le sue cosce sfiorano le mie, calore improvviso contro il cuoio freddo.

L’Incontro nel Lounge dell’Aeroporto

Parliamo poco, flirtiamo tanto. Le sue mani sfiorano il mio ginocchio mentre ride a una battuta stupida sul cibo tedesco. Sento la fica che si bagna piano, quel formicolio familiare quando sei lontana da casa, libera. Nessuno ti conosce, nessuno giudica. ‘Ho il volo tra due ore’, gli sussurro all’orecchio, mordicchiandogli il lobo. ‘E io la camera qui sopra per un’ora’, replica lui, voce rauca. Ci alziamo, il suo cazzo già gonfio preme contro i pantaloni. Prendiamo l’ascensore, mani che si cercano.

In camera, la clim ronza bassa, aria pesante. Lo spingo sul letto king size, lenzuola bianche stirate. Mi sfilo la gonna, resto in perizoma nero trasparente e reggiseno push-up. ‘Cazzo, sei una figa’, mormora lui, slacciandosi la cintura. Gli abbasso i pantaloni, il cazzo salta fuori, duro come ferro, vene gonfie, cappella rossa e lucida di pre-sborra. Lo prendo in bocca subito, gusto salato sulla lingua, lo lecco dalle palle al glande, succhio forte. Gemo, ‘Mmm, è grosso, mi piace’. Lui mi afferra i capelli, mi fotte la bocca piano, ‘Brava troia italiana’.

La Sveltina Esplosiva in Camera

Mi sdraio, apro le cosce. ‘Scopami ora, forte’. Infila due dita nella fica fradicia, ‘Sei inzuppata, puttana’. Mi penetra di colpo, il cazzo mi riempie tutta, spinge fino in fondo. Urlo, ‘Sì, così, spaciami!’. Pompa selvaggio, il letto cigola, pelli che schiaffeggiano. Sento il sapore del suo sudore sul collo, salato come mare italiano. Mi gira a pecorina, mi sculaccia il culo, entra di nuovo, più profondo. ‘Ti piace il mio cazzo straniero?’, ansima. ‘Sì, sborrami dentro, non ce la faccio più’. Accelera, palle che sbattono sul clitoride, vengo urlando, la fica che pulsa e spruzza.

Lui esplode, getti caldi dentro di me, grugnisce come animale. Crolliamo sudati, odore di sesso ovunque, clim che non raffredda l’aria rovente dei nostri corpi. Mi rivesto veloce, fica che gocciola sperma nei collant. ‘Grazie, amore’, gli dico baciandolo. Scendo in lounge, gambe molli, sorriso beato. Al gate, mentre l’aereo decolla, ripenso al suo cazzo, al brivido dell’anonimato. Nessun nome, nessun rimpianto. Solo desiderio puro, lontano da casa. Berlin mi ha marchiata, e io voglio di più.

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