La Mia Escale Torrida nel Lounge dell’Aeroporto di Palermo
Ero appena tornata dalle vacanze al mare in Sicilia. Pelle ancora salata dal sole di Mondello, capelli mossi dal vento caldo. Il mio volo per Milano era in ritardo, due ore. Beh, entrai nel lounge VIP dell’aeroporto di Palermo, aria condizionata gelida che mi fa venire i brividi sulla pelle abbronzata. Poltrone di cuoio morbido, odore di caffè forte e whiskey. Mi siedo, apro un libro, ma i miei occhi vagano.
Lì, a pochi metri, un uomo. Alto, occhi azzurri penetranti, camicia bianca aperta sul petto villoso. Straniero, americano forse, con un accento sexy quando ordina un drink al bar. Si siede vicino, le nostre ginocchia si sfiorano sul cuoio. ‘Scusa, parli italiano?’, mi chiede sorridendo. ‘Sì, un po”. Ridiamo. Parliamo del mare, del caldo italiano che gli fa sudare. La sua mano sfiora la mia coscia mentre gesticola. Sento il cuore battere forte. Lontana da casa, nessuno mi conosce. Libertà pura. La tensione sale, i nostri sguardi si incatenano. ‘Sei bellissima’, mormora, la voce bassa. Io arrossisco, ma gli metto una mano sul ginocchio. ‘Andiamo da qualche parte?’. Annuisce, eccitato.
L’Incontro Casuale nel Lounge VIP
Ci alziamo, andiamo in una saletta privata del lounge, prenotata da lui con un cenno al personale. Porta chiusa, luci soffuse, rumore lontano dei motori. Mi bacia subito, bocca calda, lingua che invade. Mani ovunque. Mi strappa il vestitino leggero, reggiseno vola via. I miei capezzoli duri contro il suo petto. ‘Cazzo, che tette perfette’, ansima. Io gli slaccio i pantaloni, tiro fuori il suo cazzo duro, grosso, venoso. Lo palpo, lo lecco dalla base alla cappella gonfia. Gusto salato di precum. ‘Succhiamelo tutto’, ordina. Mi inginocchio sul tappeto, lo prendo in gola, lo scopo con la bocca. Geme forte, mi afferra i capelli.
Il Sesso Intenso e Senza Freni
Mi alza, mi siede sulla poltrona di cuoio. Gambe aperte, la mia fica rasata già fradicia. ‘Leccami’, lo imploro. La sua lingua calda sulla clitoride, dita dentro, mi scopa con le dita. ‘Sei bagnata da morire, troia italiana’. Io gemo, ‘Sì, leccami la fica, mangiami’. Orgasmo violento, trepido, liquido che gli bagna il mento. Poi mi gira, a pecorina contro il muro. Il suo cazzo spinge nella fica, entra tutto, mi riempie. ‘Scopami forte!’, urlo. Pum pum pum, colpi secchi, palle che sbattono sul mio culo. Sudore che cola, clim che ci gela la pelle. ‘Provo il tuo culo?’, chiede. ‘Sì, ma piano’. Lubrifica con la mia eccitazione, spinge piano. Dolore poi piacere puro. ‘Cazzo, il tuo culo stretto mi uccide’. Mi scopa analmente, profondo, io mi tocco la fica. Doppio orgasmo, urlo il suo nome inventato: ‘Mark!’. Lui esplode dentro, sborra calda che cola dal mio culo.
Ci rivestiamo di fretta, sudati, sorrisi complici. ‘Nessun nome vero, nessun rimpianto’, dico. Mi bacia un’ultima volta. Esco, gate aperto. Sul volo, seduta al finestrino, il sole tramonta sul mare. Sento ancora il suo cazzo pulsare dentro di me, l’odore di sesso sulla pelle. Anonimato totale, solo un ricordo bollente. Chissà se lo rivedrò mai. Intanto, la mia mano scivola tra le cosce, sotto la coperta. Libertà di viaggiatrice.