La Mia Scopata Torrida nel Lounge dell’Aeroporto
Ero in transito all’aeroporto di Milano, diretta a Barcellona per un viaggio d’affari. Il sole italiano picchiava forte fuori dalle vetrate, ma dentro il lounge VIP l’aria era gelida, la clim che mi faceva venire i brividi sulla pelle. Mi siedo su una poltrona di pelle nera, morbida, che scricchiola piano sotto il mio culo. Ordino un prosecco fresco, bollicine che pizzicano la lingua.
Lo vedo lì, un tipo alto, sui quarant’anni, camicia sbottonata quel tanto che basta per intravedere i pettorali. Straniero, forse francese, occhi azzurri che mi squadrano senza vergogna. Si avvicina al bar, ordina un whisky. ‘Bella musica’, dice, indicando gli speaker che sparano un assolo di sax. ‘Miles Davis?’. Annuisco, sorrido. ‘No, Wynton Marsalis. Conosci?’. Inizia a parlare di jazz, di vinili rari, di notti a Parigi nei club fumosi. La sua voce bassa, rauca, mi fa formicolare la fica.
L’incontro casuale e la tensione che sale
Parliamo per ore, o forse minuti, chissà. Le nostre ginocchia si sfiorano, il suo profumo di colonia misto a sudore maschio. ‘Ho una camera all’hotel dell’aeroporto’, sussurra, mano sulla mia coscia. ‘Il mio volo è tra due ore, il tuo?’. ‘Tre’. L’urgenza mi eccita da morire. Lontana da casa, da Roma, qui nessuno mi conosce. Libertà pura. Mi alzo, lo seguo. Camminiamo veloci nel corridoio, il rumore dei motori in lontananza, cuori che battono forte.
Entriamo in camera, porta che sbatte. La clim ronza, aria fredda sui nostri corpi caldi. Mi spinge contro il muro, labbra sulle mie, lingua che invade. ‘Cazzo, sei bollente’, ringhia. Le mani sotto la gonna, slip già bagnati. Li strappa, dita dentro di me, bagnato fradicio. Gemo, ‘Sì, scopami ora’. Lo spingo sul letto, gli slaccio i pantaloni. Il cazzo salta fuori, grosso, venoso, cappella viola gonfia. Lo prendo in bocca, gusto salato di pre-sborra, lo succhio profondo, gola piena.
L’atto selvaggio e il ricordo bollente al gate
Si gira, mi mangia la fica, lingua che lecca il clitoride, succhia le labbra gonfie. ‘Deliziosa, troia italiana’. Mi tremano le cosce, vengo in bocca sua, squirt che gli bagna la faccia. Poi mi monta, cazzo che spinge dentro, stretto, doloroso piacere. ‘Prendilo tutto, puttana’. Pompa forte, palle che sbattono sul mio culo. Io graffio la sua schiena, unghie nella carne. ‘Più forte, riempimi!’. Sudore che cola, sapore di sale sulla pelle, lenzuola umide.
Mi gira a pecorina, entra di nuovo, mano nei capelli, tira. ‘Ti sfondo la fica’. Ogni colpo mi spacca, orgasmo che arriva come un treno, urlo soffocato. Lui ansima, ‘Sto venendo…’. Sborra dentro, caldo, abbondante, fiotti che colano dalle mie labbra. Resta lì, pulsando, poi esce, sperma che gocciola sul letto.
Ci rivestiamo in silenzio, respiri pesanti. ‘Il tuo volo’, dice. Annuisco, bacio veloce. Esco, gambe molli, fica che brucia piacevolmente. Al gate, mentre l’aereo decolla, rumore motori che copre tutto, ripenso al suo cazzo, alla sborra dentro di me. Anonimato totale, lui non sa il mio nome, io il suo. Solo piacere puro, libertà di viaggio. Chissà se lo rivedrò mai. Intanto, sorrido, mano tra le cosce sotto la coperta.