L’Incontro Infuocato nel Lounge dell’Aeroporto: La Mia Avventura con uno Sconosciuto
Ero in vacanza al mare in Puglia, quel sole italiano che ti brucia la pelle, il sale che ti resta appiccicato addosso anche dopo la doccia. Tre giorni di bagni, risate con amiche, ma dentro di me un fuoco che non si spegneva. Ritorno a Roma con un volo da Bari, ma ritardo di due ore. Entro nel lounge VIP dell’aeroporto, aria condizionata gelida che mi fa venire i brividi sui capezzoli, sedili di cuoio nero che scricchiolano sotto il mio culo. Odore di caffè forte e profumi costosi. Mi siedo con un prosecco in mano, gonna leggera che sale sulle cosce.
Lo vedo lì, uno straniero, alto, capelli scuri un po’ scompigliati, occhi verdi che mi squadrano senza pudore. Tipo francese, forse. Si avvicina, ‘Posso?’. Sorrido, ‘Certo, siediti’. Parliamo di viaggi, lui va a Parigi, io a Roma per lavoro. Ma i suoi sguardi scendono sul mio décolleté, sudato dal caldo di prima. Sento la fica che si bagna piano, l’eccitazione dell’ignoto. Lontana da casa, nessuno mi conosce, posso essere la troia che voglio. ‘Hai una pelle stupenda’, mi dice, sfiorandomi il braccio. Brivido. Le sue dita ruvide, il profumo di colonia misto a sudore. ‘Andiamo da qualche parte?’, sussurra. Annuisco, il cuore che pompa.
La Tensione nel Lounge VIP
Ci infiliamo in una stanza dell’hotel dell’aeroporto, pagata cash, anonima. La porta si chiude, clic. La clim ronza, fredda contro la mia pelle calda. Lo spingo sul letto, ‘Voglio il tuo cazzo’. Me lo tira fuori, duro come ferro, grosso, vene gonfie, cappella viola che luccica di pre-sborra. Lo prendo in bocca, succhio forte, lingua che gira intorno al buco, sapore salato. Geme, ‘Cazzo, italiana bollente’. Gli infilo le dita nel culo mentre lo pompo, lo sento pulsare. Mi strappa la gonna, mutande da parte, ‘Fica rasata? No, peli neri corti, selvaggia’. Mi lecca la figa, lingua dentro, succhia il clito gonfio, io gemo ‘Leccami, mangiami’. Odore di sesso, umido, il mio fumet che lo impazzisce.
L’Esplosione di Passione e l’Addio Frettoloso
Mi gira, a pecorina, ‘Ti sfondo’. Entra di colpo, cazzo che spacca la fica, piena, dolorosa e divina. Pompa forte, palle che sbattono sul mio clito, sudore che cola tra i seni. ‘Più forte, scopami come una puttana!’, urlo. Mi afferra i fianchi, unghi negli glutei, mi sbatte, il letto cigola. Sento il suo cazzo gonfiarsi, ‘Vengo dentro?’. ‘Sì, riempimi!’. Sborra caldo, getti che mi inondano, cola fuori misto al mio squirt. Io vengo tremando, spasmi, unghie nel materasso, urlo rauco. Ci lecciamo sudati, corpi appiccicosi, sapore di sborra e fica sulla lingua.
Dieci minuti dopo, allarme sul telefono. Il mio volo. Ci rivestiamo di fretta, baci bagnati. ‘Torna in Italia?’, ride. ‘Forse’. Esco, gambe molli, fica che brucia, sborra che sgocciola nelle mutande. Al gate, motori che ruggiscono, decollo. Guardo il finestrino, ricordo il suo cazzo in gola, i gemiti, l’anonimato totale. Nessun nome, nessun rimpianto. Solo libertà, quel brivido che mi scalda ancora il ventre. Chissà se lo rivedrò. Intanto, sorrido, mano tra le cosce sotto la coperta.