La Mia Avventura Erotica nel Lounge dell’Aeroporto di Milano
Ero in attesa del mio volo per Roma all’aeroporto di Linate. Viaggio d’affari, stanca ma eccitata dall’idea di essere lontana da casa. Nessun giudizio, solo libertà. Mi ero sistemata sul divano di pelle nel lounge VIP, la clim gelida mi accarezzava le gambe nude sotto la gonna leggera. Il rumore attutito degli annunci, l’odore di caffè forte e cuoio lucidato. Leggevo un romanzo piccante, di quelli che ti fanno bagnare tra le cosce. Pagine che descrivono cazzi duri e fiche gonfie.
Non l’ho sentito arrivare. Un uomo, sui quarant’anni, atletico, camicia sbottonata quel tanto che basta. Straniero, forse francese, occhi penetranti. Si siede vicino, troppo vicino. ‘Posso?’ mormora con accento sexy. Annuisco, arrossisco. Parliamo di voli persi, di notti in transito. Il suo profumo, muschiato, misto a sudore fresco. Le nostre ginocchia si sfiorano. Io chiudo il libro, ma le parole mi pulsano dentro.
L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale
Mi guarda le labbra, poi le cosce. ‘Hai caldo?’ dice, notando la mia pelle lucida. La clim ronzava, ma ero io a scottare. Mi sposto, la gonna sale un po’. Sento la fiche umida contro il cuoio freddo. Lui si avvicina, il suo respiro sul mio collo. ‘Vieni spesso qui?’ chiedo, stupida. Ride piano. Le sue dita sfiorano la mia mano. Elettricità. Mi bacia, piano. Labbra salate di aperitivo. La lingua timida, poi audace. Gemo piano, il cuore che martella. La sua mano sulla mia nuca, l’altra sulla coscia. Sale, tocca il bordo delle mutandine. ‘Sei bagnata,’ sussurra. Sì, cazzo, lo sono.
Non resisto. Lo tiro verso il corridoio discreto del lounge, verso le cabine private. O forse l’albergo capsule lì vicino? Urgenza del volo tra un’ora. Entriamo in una stanza minuscola, clim artica, letto rigido. Chiudo la porta. ‘Fottimi,’ dico diretta. Lui sorride, mi spinge sul letto. Strappa la blusa, i miei capezzoli duri come sassi. Li morde, forte. Urlo di piacere. Le sue mani everywhere, palpano la fica fradicia. ‘Che troia bagnata,’ ringhia. Tiro giù i suoi pantaloni, il cazzo grosso, venoso, già duro come ferro. Lo prendo in bocca, gusto pre-sperma salato. Succhio vorace, la lingua sul glande gonfio. Geme, mi afferra i capelli.
L’Acte Intenso e il Ricordo Torride al Gate
Mi sdraio, apro le gambe. ‘Leccami.’ La sua lingua sulla clitoride, vortici veloci. Inarco la schiena, il cuoio del letto che scricchiola sotto il peso. Due dita dentro, mi scopa con la mano. ‘Vieni, puttana.’ Esplodo, squirto sul suo viso. Lui ride, si pulisce. Poi mi gira, a pecorina. Il cazzo preme sull’ano? No, sulla fica. Entra di colpo, violento. ‘Cazzo, che stretta!’ Grido, dolore-piacere. Mi pompa duro, palle che sbattono sul mio culo. Sudo, il sapore di sale sulla pelle. ‘Più forte!’ Lo imploro. Mi schiaffeggia il culo, rosso fuoco. Sento l’orgasmo salire, muscoli che si stringono sul suo uccello.
‘Riempimi,’ ansimo. Lui accelera, grugnisce. Spara dentro, caldo, viscoso. Io vengo di nuovo, tremando tutta. Crolliamo, sudati, ansimanti. Cinque minuti. Si riveste, bacio veloce. ‘Prossima volta?’ No, anonimo.
Al gate, gambe molli, fiche che stilla sperma nelle mutandine. Il volo decolla, motori ruggiscono. Penso a lui, al suo cazzo, alla libertà di quell’escala. Nessuno sa, nessuno giudica. Solo io, il mio segreto torride. Chissà se era vero, o solo un sogno bagnato. Ma il sapore resta, salato, italiano sotto il sole lontano.