La Mia Scopata Folle nel Lounge dell’Aeroporto di Roma

Ero in viaggio d’affari da Napoli a Milano, con una scalo a Roma Fiumicino. Caldo afoso di luglio, il sole italiano che brucia la pelle anche dentro l’aeroporto. Sudavo sotto il tailleur elegante: gonna midi ampia, camicetta aderente che lasciava intravedere le curve. Nel lounge VIP, aria condizionata gelida che mi fa venire i brividi, odore di caffè forte e cuoio dei divani. Mi siedo vicino al telefono fisso, quel vecchio aggeggio con il cavo attorcigliato, per chiamare un cliente. ‘Sì, il sinistro è complicato, gli esperti devono condividere le responsabilità…’ Parlo in piedi, gesticolando come una pazza, girando intorno all’apparecchio.

Lo vedo entrare. Alto, occhi scuri, camicia aperta sul petto abbronzato. Straniero, forse francese o spagnolo, bagaglio a mano e aria da uomo di mondo. Mi sorride, un’occhiata complice. Mi siedo, ma lui si avvicina, si appoggia al bancone. Continua a fissarmi mentre parlo. Il cuore mi batte forte. Lontana da casa, nessuno mi conosce qui. Libertà pura. ‘Aspetta un secondo…’ gli dico con lo sguardo, ma lui capisce. Viene a sedersi ai miei piedi, sul tappeto spesso. Sorpresa, lo guardo con un cipiglio finto.

L’Escale a Roma e l’Incontro con lo Sconosciuto

Le sue dita sfiorano i miei polpacci nudi sotto la gonna. Provo a scostarlo con un calcetto, ma debole, esitante. Mi eccita questa audacia. Blocca le mie caviglie. ‘Non muoverti’, sussurra. Mani sull’interno delle ginocchia, pelle d’oca istantanea. Continuo a parlare al telefono, seria: ‘Il rapporto degli esperti conferma…’ Ma la voce trema. Si inginocchia, infila la testa sotto la gonna. Sussulto. Bacio sulle cosce, lingua umida che sale piano. Il sapore salato della mia pelle sudata. Tira giù le calze con i denti, lentissimo. Gambe che si aprono da sole, lo lascio fare. ‘Dimmi di più sul danno’, balbetto al telefono.

Cambia gamba, più veloce ora. Le mie cosce nude, freme di brividi. Riemerge, occhi maliziosi. Io lo fulmino, ma sorrido. ‘Basta’, mormoro con le labbra. Invece, rituffa sotto. Bacia l’interno, lecca fino alla figa. La mia culotte bagnata, la tira giù coi denti. Odore di sesso nell’aria, misto al cuoio e alla clim. La annusa davanti a me, provocante. ‘Sei pazzo’, gli dico muta. Mani sotto la camicetta, slaccia il reggiseno. Seni liberi, capezzoli duri. Lo aiuto a sfilarmelo. Nuda sotto i vestiti, eccitazione alle stelle.

Il Sesso Selvaggio e il Ricordo Indimenticabile

Mi guarda, provocante. Io cedo. Mi giro, slaccio la gonna, la lascio cadere. Gambe aperte sul grande poltrona di pelle, culo sul bordo. Figa esposta, bagnata fradicia, clitoride gonfio. ‘Vieni’, gli ordino col corpo. Mani sulle cosce, soffio caldo sul monte di Venere. Spingo i fianchi avanti. Lingua dentro, lecca vorace. ‘Sì, esatto…’, rispondo a monosillabi al telefono. Dito nel culo, facile, lubrificato dal mio umore. Due dita in fica, poi tre. Schizzi ovunque, mano fradicia. Mi alzo il top, lecca i capezzoli, li morde. Mano libera mi schiaccia la testa su di lui.

Mi stacco. Striptease lento, resto nuda. Lui duro come il marmo. Provo a chiudere la chiamata, ma lui no. Cazzo in bocca? No, mi sfugge. Si alza, mi penetra di colpo. ‘Ah!’, ansimo. ‘Devo… il cellulare suona…’, mento e riattacco. Gambe intorno al suo culo. ‘Bastardo, me la paghi…’, gemo. Scopa forte, cazzo grosso che mi riempie. Sudore, odore di sesso, brivido della porta che si apre lontano. Orgasmo violento, urlo soffocato. Lui viene dentro, caldo, profondo. Ci accasciamo, corpi appiccicosi.

Pochi minuti dopo, mi rivesto di fretta. ‘Prossimo volo fra 20’, dice il tabellone. Lo bacio fugace, anonimo totale. Esco dal lounge, figa che stilla sperma nelle mutande, gambe molli. In aereo, sedile di pelle che si appiccica alla fica umida. Ricordo bruciante: libertà di viaggio, sconosciuto svanito. Nessuno saprà mai.

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