La Mia Escale Infuocata con uno Sconosciuto Muscoloso

Dio, era il 1976, l’estate più calda di sempre. Io, Sofia, 28 anni, milanese doc, in Alsazia per un viaggio d’affari sulle vigne. Caldo infernale, sudore salato che mi scivolava tra le tette, bagnando la camicetta leggera. Arrivo in hotel stanca morta, l’aria della lobby gelida mi fa rabbrividire, pelle d’oca sulle cosce abbronzate. Mi siedo al lounge VIP, poltrone di cuoio che scricchiolano sotto il mio culo, bicchiere di vino fresco in mano.

Lì lo vedo: Jakob, il figlio dei vignaioli, un toro di 19 anni, muscoli gonfi dal lavoro nei campi, spalle larghe come un armadio. Occhi un po’ persi, mente lenta per un incidente alla nascita, ma corpo da dio greco. Mi fissa, arrossisce. ‘Bella pelle italiana’, balbetta in un francese stentato. Io sorrido, allargo le gambe quel tanto, gonnellina corta che sale. Sento l’eccitazione dell’ignoto, lontana da casa, nessuno mi giudica qui. Parliamo, lui timido, io lo stuzzico: ‘Tocca, è morbida’. La sua mano enorme sfiora il mio ginocchio, calore che sale.

L’Incontro Casuale nel Lounge e la Tensione che Sale

Andiamo a cena nel ristorante dell’hotel, tavolo appartato, tovaglia lunga. Io tra lui e il vuoto, bretelle sottili sulla spalle nude, niente reggiseno, capezzoli duri contro il cotone. Vino che scorre, risate. Sotto il tavolo, la sua mano torna sul mio ginocchio. ‘Jakob… sì, così’, sussurro. Pelle calda, umida di sudore. Io guido la sua palma su, coscia nuda, interno morbido. Cuore che batte forte, fica che si bagna. L’urgenza del mio treno domani mattina mi eccita di più: solo stanotte, poi via.

La sua mano trema, pollice che sfrega piano. Io apro le gambe, gonnellina su fino all’inguine. ‘Toccami lì’, dico piano. Dita grosse sulla mia fica, mutandine bagnate spostate di lato. ‘Cazzo, che figa stretta’, geme lui, voce roca. Io ansimo, clitoride gonfio sotto il suo tocco goffo ma forte. Infilo due dita sue dentro, succhio il suo labbro. ‘Lecca i miei capezzoli’, ordino, tirando giù la spallina. Bocca calda, lingua ruvida, mordo il suo collo salato.

L’Esplosione di Piacere Proibito sotto la Tavola

Non resisto. ‘Tira fuori il cazzo’. Enorme, circonciso, vene pulsanti, rosso di sangue. Lo prendo in mano, duro come ferro, puzza di maschio sudato. Lo masturbo lento, saliva che cola. Lui geme, dita che mi scavano la fica, pollice sul clito. ‘Jakob, fammi venire!’. Orgasmo che mi spacca, squirto sul suo palmo, gambe che tremano sul cuoio della sedia. Poi lo spingo giù, ‘Succhiami la fica’. Lingua dentro, lecca come un cane affamato, io cavalco la sua faccia, capelli rossi tra le dita.

‘Adesso il tuo turno’. Mi inginocchio sotto la tavola, aria fredda sulla fica esposta. Lo ingoio tutto, gola piena, lagrime agli occhi per la grandezza. Succhio forte, palle pelose in mano, dito nel culo. Lui ansima, ‘Sofia… vengo!’. Sborra calda, densa, mi riempie la bocca, ingoio tutto, resto che cola sul menton. Io mi tocco, vengo di nuovo guardandolo.

Finito. Sudati, appagati. ‘Domani riparto, amore’, dico baciandolo. Lui sorride innocente. Mi alzo, sistemo la gonna, fica ancora pulsante. Vado in camera, doccia fredda, clac della clim che ronza. Al mattino, treno che parte, fisso il finestrale. Ricordo il suo cazzo in bocca, il sapore salato, l’anonimato totale. Nessun nome, nessun rimpianto. Solo voglia di altro, lontano da casa.

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