La Mia Avventura Torrida nel Lounge dell’Aeroporto di Roma
Ero in transito all’aeroporto di Roma, diretta a Napoli per un viaggio d’affari. Il sole italiano picchiava forte fuori dalle vetrate, ma dentro il lounge VIP l’aria condizionata era gelida, un brivido sulla pelle ancora salata dalla spiaggia di ieri. Mi ero concessa un weekend al mare prima del lavoro, e ora, lontana da casa, mi sentivo libera. Libera di flirtare senza giudizi.
Seduta sul divano in pelle nera, il contatto fresco e liscio contro le cosce nude sotto il vestitino leggero, sorseggiavo un prosecco. Lui era lì, un francese alto, occhi azzurri, camicia sbottonata che lasciava intravedere il petto abbronzato. ‘Bonjour, mademoiselle’, mi disse con accento sexy, sedendosi vicino. Parlammo di voli persi, di città visitate. La sua mano sfiorò la mia coscia per caso? No, era intenzionale. Sentii un calore salire, il cuore accelerare. ‘Hai poco tempo?’, gli chiesi, mordendomi il labbro. ‘Il mio volo è tra due ore, il tuo?’. ‘Domani mattina’. Perfetto, l’urgenza del lounge, l’anonimato.
L’Incontro nel Lounge e la Tensione che Sale
La tensione montava. Le sue dita tracciavano cerchi sul mio ginocchio, io gli sfiorai il pacco nei pantaloni, sentendo irrigidirsi. ‘Andiamo?’, sussurrò. Prendemmo una camera nell’hotel dell’aeroporto, il rumore dei motori in lontananza, la clim che ronzava bassa. Appena entrati, lo spinsi contro la porta. ‘Niente nomi, solo cazzo e fica’. Lui rise, eccitato.
Gli slacciai i pantaloni, il suo cazzo saltò fuori, grosso, venoso, già bagnato in punta. ‘Mmm, bello duro’, gli dissi, afferrandolo forte. Lo masturbai piano, poi veloce, sentendo pulsare. Lui mi aprì il vestito, i seni liberi, capezzoli turgidi al freddo della stanza. ‘Leccali’, ordinai. La sua lingua calda sul mio téton scuro, succhiava, mordicchiava. Io gli strinsi le palle, lo feci gemere. ‘Senza mani per te ora’, dissi, imitando il gioco che adoravo.
Lo feci sedere sul letto, gli legai le mani con la cravatta. Presi il suo cazzo, lo sfregai sul mio seno, il glande contro il capezzolo, girando piano. ‘Senti come vibra?’. Lui ansitava, ‘Oui, c’est chaud…’. Lubrificai con la sua pre-eiaculazione, i tétoni lucidi. Poi le palle sui miei seni, oscillando, sinistra, destra, veloce. Io mi toccavo la fica fradicia, dita dentro, umida e calda.
Il Sesso Selvaggio nella Camera e l’Addio Frettoloso
‘Guardami’, dissi, davanti allo specchio. Mi masturbavo con la sua verga, sfregandola sul clitoride gonfio, ‘Vrrr vrrr, il mio vibro francese’. Lui supplicava, ‘Baise-moi!’. Lo stoppai prima che venisse, lo feci inginochiare. ‘Lecca’. La sua bocca sulla mia fica, naso dentro, lingua che scavava, sapore salato misto al mio succo dolce-amaro. Gli strofinai la fica sul viso intero, occhi, fronte, mento bagnato.
Non ressi più. Lo girai, mi accovacciai, infilai il suo cazzo dentro di me di colpo. ‘Cazzo sì!’. Cavalcavo forte, su giù, poi avanti indietro, culo contro le sue anche. Mi toccavo il clito, pizzicavo i tétoni. ‘Dentro con le dita!’, ordinai. Guidai il suo dito accanto al cazzo, doppia penetrazione, dilatandomi, sentendo ogni vena pulsare. ‘Sto venendo!’, gridai. Lui mi morse il collo, esplose dentro, sperma caldo che colava.
Ci accasciammo, sudati, la clim che asciugava la pelle. ‘Devo andare’, dissi dopo minuti eterni. Lui sorrise, ‘Torna a Parigi’. Nessun numero, solo un bacio.
Ora sul mio volo per Napoli, seduta al finestrino, il rombo dei motori mi ricorda i suoi gemiti. Pelle ancora sensibile, fica indolenzita. L’anonimato totale, la libertà del viaggio. Chissà se lo rivedrò mai. Ma quel sapore di sale, sudore e sesso… lo porterò con me per sempre.