La Mia Escale Bollente nel Lounge di Fiumicino
Ero partita da Napoli per un viaggio d’affari a Parigi, stanca ma eccitata dall’idea di essere lontana da tutto. Scalo a Fiumicino, ore 22, calura afosa estiva che mi appiccica la gonna alle cosce. Entro nel lounge VIP, aria condizionata gelida mi fa venire i brividi, odore di cuoio dei divani e caffè forte. Mi siedo al bancone, gambe accavallate, top scollato che lascia intravedere i capezzoli duri sotto il pizzo.
Lo vedo lì, solo, un francese attraente sui 30, magro ma con occhi maliziosi, camicia sbottonata sul petto liscio. Sorride timido mentre ordina un whisky. ‘Buonasera, italiano?’ chiedo con voce bassa, accavallando di più le gambe. ‘Francese, ma parlo un po’ la tua lingua sexy’, risponde ridendo. Ci chiacchieriamo, il rumore dei motori lontani in sottofondo, bicchieri che tintinnano. Parlo del mio lavoro, lui del suo viaggio d’affari. L’aria si scalda, corpi vicini sul divano di cuoio caldo.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
‘Lo sai, viaggiare mi fa sentire libera, nessuno mi giudica qui’, dico sfiorandogli il ginocchio. Arrossisce, ma non si sposta. ‘Anch’io… ho fantasie che non confesso mai a casa’. Insisto, ‘Tipo? Racconta’. Esita, ‘Niente di lesbico come le tue amiche, ma… sono quasi vergine, solo mani esperte finora’. Rido piano, ‘Povero, ti aiuto io. Il mio volo è tra due ore, il tuo?’. ‘Stesso gate’. La tensione sale, mani che sfiorano cosce, il suo cazzo già duro sotto i pantaloni. ‘Andiamo in camera, l’hotel dell’aeroporto è qui accanto’, sussurro.
Camere anonime, clim ronzante fredda contro la nostra pelle bollente. Lo spingo sul letto, lo bacio famelica, lingua che invade la sua bocca. ‘Togliti tutto’, ordino. Il suo cazzo salta fuori, grosso, venoso, cappella rossa gonfia. ‘Cazzo, che bel pisello’, dico inginocchiandomi. Lo lecco dalla base, assaporo il sapore salato della pelle sudata, lo prendo in bocca tutto, succhio forte, gola profonda. Geme, ‘Porca troia, sì…’. Le mani nei miei capelli neri, spinge i fianchi.
Il Piacere Esplosivo e l’Addio Affrettato
Mi alzo, mi strappo via la gonna, fica rasata già fradicia, labbra gonfie. ‘Leccami’, dico aprendo le gambe sul suo viso. La sua lingua inesperta ma affamata scava dentro, succhia il clitoride, bevo i miei umori. ‘Bravissimo, più forte!’. Mi tremano le cosce, odore di sesso nell’aria gelida. Lo cavalco, guida il cazzo nella fica bagnata, ‘Ahhh, entri tutto!’. Cavalcata selvaggia, tette che rimbalzano, pizzico i suoi capezzoli. ‘Scopami duro!’, urlo. Mi gira, cane, mi sbatte contro il muro, cazzo che sbatte profondo, palle che schiaffeggiano il culo. Sudore che cola, gusto salato sulla pelle.
‘Nel culo?’, chiedo maliziosa. Lubrifica con la mia saliva, spinge piano il gland sul buchetto stretto. ‘Rilassati… cazzo, entri!’. Dolore dolce che diventa piacere, mi fotte il culo piano poi forte, mano che mi sfrega la fica. ‘Vengo!’, grida, sborra caldo dentro di me, riempie il buco. Io esplodo dopo, squirto sul letto, gambe molli.
Sudati, ansimanti, ci rivestiamo veloci. ‘Incredibile, anonimo perfetto’, dice baciandomi. ‘Torna in Italia’, rido. Corro al gate, fica e culo che pulsano ancora, profumo del suo sperma sulle mutande. Volo decolla, sorrido al finestrino: libertà totale, nessuno saprà mai.