La Mia Escale Infuocata nel Lounge di Montagna

Ero in viaggio d’affari verso Basciano, quelle montagne abruzzesi. La Fiat noleggiata slittava sulla neve, il motore ruggiva piano, l’aria gelida filtrava dai finestrini. ‘Cazzo, non ce la faccio’, ho pensato. Poi, l’hotel isolato, tipo convento, luci calde dal lounge. Ho fermato lì, bagaglio in mano, stivali bagnati sul pavimento di legno.

Il lounge era accogliente, divani di cuoio morbido contro la mia pelle sudata sotto il cappotto. Clima artificiale troppo calda, odore di legna bruciata, fuori la tormenta mugliava. Al bar, lei, una suora laica con un sorriso furbo, mi offre ‘la Violetta’, liqueur viola delle loro piante di montagna. ‘Provi, signora, riscalda l’anima’. Ne bevo un sorso, dolce, amaro, piccante sulla lingua.

L’Incontro Casuale Durante la Tempesta

Ed eccolo lì, Emilio, tenente dei carabinieri. Alto, due metri, baffi folti, occhi neri che mi squadrano. Uniforme tesa sui muscoli, odore di uomo, tabacco e neve. ‘Signora, bloccati tutti per l’assassino in fuga. Ordine: resti qui stanotte’. Mi siedo vicino, il cuoio scricchiola sotto di noi. ‘Paura?’, mi chiede, voce profonda. Io rido, ‘No, eccitazione. Lontana da Roma, nessuno mi giudica’. Flirtiamo, la liqueur scorre, corpi vicini, ginocchia che sfiorano. Sento il calore salire, fica che si bagna piano, urgenza del suo sguardo.

‘Vieni nella mia stanza?’, gli sussurro, mano sulla sua coscia. Annuisce, occhi famelici. Saliamo, corridoio buio, porte che scricchiolano. Camera d’albergo semplice, letto grande, clim che ronza, finestre appannate dalla neve. Chiudo la porta, lo spingo contro il muro. ‘Spogliati’, ordino. Tira giù la zip, cazzo enorme già duro, venoso, cappella gonfia. ‘Madonna, che bestia’, gemo, inginocchiandomi. Lo prendo in bocca, sapore salato di pelle sudata, pre-eiaculato dolce. Succhio forte, lingua intorno, lui ansima ‘Cazzo, troia romana, succhia bene’.

La Passione Esplosiva nella Camera

Mi alzo, mi strappo il maglione, reggiseno vola, tette libere, capezzoli duri. ‘Fottimi ora’, dico, pantaloni giù, fica rasata fradicia, labbra gonfie. Mi butta sul letto, materasso che cigola, mi apre le cosce. ‘Guardati, bagnata come una fontana’. Lecca la mia fica, lingua dentro, clit pulsanti, urlo ‘Sì, lecca la mia passera!’. Poi, mi penetra di colpo, cazzo che spacca, piena fino in fondo. ‘Ahhh, mi rompi!’, grido, unghie nella sua schiena. Pompa forte, palle che sbattono sul mio culo, sudore che cola, gusto di sale sulla sua pelle quando lo bacio.

‘Girati, troia’, ringhia. A pecorina, mi sbatte, mano nei capelli, schiaffi sul culo che bruciano. ‘Ti piace il mio cazzo grosso?’. ‘Sì, scopami più forte, fammi venire!’. Sento l’orgasmo montare, fica che stringe, squirto sul suo cazzo. Lui accelera, ‘Sto venendo, prendi la sborra!’. Sgorga caldo dentro di me, fiotti che colmano, gocciola fuori. Crolliamo, corpi appiccicosi, odore di sesso nell’aria.

Al mattino, neve ferma, treni riprendono. Lo saluto nel lounge, baffi umidi di un ultimo bacio. ‘Anonimi per sempre’, sussurro. Sul treno, finestra appannata, ricordo il suo cazzo che mi riempie, la libertà di quell’escalse. Lontano da casa, tutto è permesso. Ancora tremante, sorriso complice.

Similar Posts

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *