La Mia Avventura Selvaggia nella Pineta Sarda
Mi chiamo Alessandra, ho 45 anni, italiana doc, con curve generose e una voglia matta di trasgredire. Ero in vacanza al mare in Sardegna, a Chia, quei giorni di sole cocente e mare turchese che ti fanno sentire libera da tutto. Lontana da casa, dal lavoro, dai giudizi. Solo io, il mio corpo e l’istinto.
Quel mattino presto, sveglia all’alba, ho messo il mio top attillato e i pantaloncini corti, senza mutande, sai, per sentire l’aria fresca tra le cosce. Odio le costrizioni. Esco dall’hotel, il lobby ancora vuoto, odore di caffè e salsedine. Prendo il sentiero nella pineta dietro la spiaggia, quel bosco fitto di pini marittimi, tappeto di aghi secchi sotto i piedi, resina nell’aria che pizzica il naso. Il sole filtra tra i rami, già caldo sulla pelle sudata.
L’Incontro Casuale nel Profumo della Pineta
Lo vedo arrivare di corsa, un ragazzo sui 28 anni, alto, atletico, tipo calciatore, capelli neri rasati, muscoli tesi sotto la maglietta. Ci incrociamo ogni giorno da una settimana, un cenno, un sorriso. Oggi rallento, ansimo un po’. ‘Buongiorno,’ dico, fermandomi. ‘Alessandra. Sempre qui di buon’ora?’
Lui si ferma, sorride, occhi verdi che brillano. ‘Ciao, io Marco. Sì, preparo la stagione di foot. Tu?’ Parliamo, feeling immediato. Gli dico che sto finendo il giro, che c’è una radura lì vicino, perfetta per stretching. ‘Vieni con me?’ Esita un secondo, poi ‘Va bene.’ Cuore che batte forte, eccitazione dell’ignoto.
Arriviamo nella radura, 4 metri per 4, sole pieno, aghi soffici umidi di rugiada, sensazione divina sotto i piedi nudi – mi sono tolta le scarpe. Iniziamo esercizi, faccia a faccia. Gambe aperte, forbice, sudore che cola. Sento i suoi occhi su di me, tra le cosce. I miei pantaloncini larghi tradiscono: la fica bagnata si intravede, labbra gonfie. Lui arrossisce, ma guarda. Il mio clitoride pulsa. ‘Scusa,’ dico ridendo, ‘niente mutande stamattina. Mi sento libera così.’ Lui balbetta: ‘Io… beh, oggi nemmeno io.’
La tensione sale, aria elettrica. Domani lui riparte per il continente, io prendo il volo. Ultima chance. ‘Prova a toglierti tutto,’ sussurro. Lui esita, poi si spoglia. Cazzo lungo, fine, venoso, già duro, cappella lucida. Io mi levo top e shorts: tette sode al sole, capezzoli turgidi, fica rasata fradicia. Ci guardiamo, nudi, erezioni reciproche.
L’Esplosione di Piacere tra i Cespugli
‘Vieni,’ dico, ‘c’è un cespuglio di mirto lì, attraversiamolo nudi.’ Ci infiliamo tra i rami bassi, foglie ruvide che sfiorano la pelle, tra le chiappe, sul cazzo di lui, sulla mia fica. Sensazione folle, come dita invisibili. Lui geme: ‘Cazzo, Alessandra, è pazzesco.’ Camminiamo piano, gambe aperte, lui si tocca il cazzo, io mi strofino il clito. La rugiada bagna i corpi, goccioline fredde sui capezzoli.
Ci fermiamo, faccia a faccia. ‘Guardami,’ dico. Lui pompa il cazzo forte, mano unta di pre-eiaculazione, borse tese. Io infilo dita in fica, due, tre, succhio il sapore salmastro. ‘Sborra per me,’ gemo. Lui ansima, trema: ‘Sto venendo… ah!’ Getti caldi schizzano sul terreno, sborra densa, bianca, odore muschiato. Io vengo subito dopo, squirt leggero sulla sabbia, gambe che cedono, ‘Fanculo, sì!’
Raccogliamo i vestiti in silenzio, imbarazzo dolce. ‘Ci vediamo?’ dice lui. ‘Forse,’ sorrido. Ci salutiamo con un bacio fugace, corpi sudati che si sfiorano.
Ora sono sul traghetto verso Cagliari, poi l’aereo per Roma. Pelle ancora appiccicosa di resina e sudore, fica indolenzita. Ricordo il suo cazzo pulsare, la mia fica aperta al vento. Anonimato totale, solo un ricordo torride, libertà pura. Chissà se lo rivedrò. Intanto, sorrido, già eccitata al pensiero.