La Mia Follia Erotica nel Lounge dell’Aeroporto di Milano

Ero stanca morta dopo quella riunione a Milano. Pioggia fredda fuori, ma dentro il lounge VIP dell’aeroporto, aria condizionata gelida che mi fa venire i brividi. Pelle d’oca sotto il vestito leggero, ricordo ancora il sale del mare di casa, in Sicilia, che mi pizzica la pelle. Mi siedo in fondo, nell’angolo più buio, sul divano di pelle nera, morbida e appiccicosa per il caldo umido. Pochi clienti, luci basse, ronzio dei motori lontani. Tolgo la giacca, sbottono il primo bottone del top. Fa troppo caldo qui, cazzo.

Lo vedo lì, a qualche metro, un uomo sui quaranta, elegante, camicia aperta sul petto villoso. Sorseggia un whisky, sguardo perso. I nostri occhi si incrociano. Sorrido, lui ricambia. ‘Buonasera’, dico piano, voce rauca. ‘Serata lunga?’, chiede lui, con accento straniero, forse francese. Ci avviciniamo, chiacchieriamo di voli persi, di città che non dormono mai. La sua mano sfiora la mia sul bracciolo di pelle. Elettricità. Sento la fica che si bagna già, l’urgenza del mio volo fra un’ora mi eccita di più. Lontana da casa, nessuno mi giudica. ‘Hai caldo?’, mi sussurra, notando i miei seni che spingono contro la stoffa.

L’Incontro nel Lounge e la Tensione che Sale

Mi alzo, fingo di sistemarmi. ‘Troppo’, dico, e slaccio altri bottoni. Reggiseno di pizzo nero che spunta. Lui deglutisce. ‘Sei bellissima’, mormora. Mi siedo più vicina, la coscia contro la sua. Profumo di cuoio e sudore maschile. ‘E tu sei eccitato’, dico diretta, mano sul suo pacco gonfio. Duro come pietra. ‘Andiamo da qualche parte?’, propone. Annuisco, lo porto nel bagno VIP adiacente, semi-privato, luci rosse, specchio enorme. Chiudo la porta. Cuore che martella.

Lo spingo contro il muro, gli abbasso i pantaloni. Cazzo grosso, venoso, cappella viola che luccica di pre-sborra. ‘Lo voglio in bocca’, dico, e mi inginocchio sul pavimento freddo. Lo lecco dalle palle, sapore salato, poi lo ingoio tutto, gola piena. Geme piano, mani nei miei capelli. ‘Cazzo, che troia’, ansima. Mi alzo, mi tiro su la gonna, mutande da parte. Fica rasata, bagnata fradicia. ‘Scopami ora’, ordino. Mi gira, mani sul lavandino, specchio che riflette i nostri occhi selvaggi. Entra di colpo, mi riempie fino in fondo. ‘Sì, così, forte!’, grido piano. Spinge come un animale, palle che sbattono sul mio clito. Sudore che cola, clim che mi ghiaccia la schiena nuda.

Il Sesso Selvaggio e l’Addio Frettoloso

Mi gira, mi siedo sul bordo, gambe spalancate. Mi lecca la fica, lingua dentro, succhia il mio succo. ‘Buona, puta italiana’, ringhia. Poi mi penetra di nuovo, tette che rimbalzano, capezzoli duri come sassi. Gli graffio la schiena, unghie che lasciano segni. ‘Vengo!’, ansimo. Lui accelera, ‘Prenditi la mia sborra’. Sborra calda dentro, fiotti che mi inondano, orgasmo che mi fa tremare le cosce. Resto lì, fica che gocciola, suo sperma che cola sulle labbra.

Mi rivesto di fretta, trucco sfatto, labbra gonfie. ‘Devo prendere il volo’, dico, bacio veloce. Lui sorride, ‘Ricordati di me’. Esco, aria afosa dell’aeroporto, odore di jet fuel. Sul gate, seduta, sento ancora il suo cazzo pulsare dentro. Anonimato totale, solo un ricordo bollente. Domani a casa, ma questa libertà… la voglio ancora.

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