La Mia Follia Erotica nel Lobby di Londra

Ero a Londra per un viaggio d’affari, una settimana grigia di gennaio. Volato da Milano con un volo low-cost, atterrato a Stansted con quel rumore assordante di motori che ti vibra nelle ossa. L’albergo era vicino alla Old Bailey, quel tribunale imponente che mi faceva rabbrividire. Lobby lussuoso, divani di pelle nera che scricchiolavano sotto il mio culo stanco, aria condizionata gelida che mi inturgidiva i capezzoli sotto la camicetta. Ordino un gin tonic al bar, il ghiaccio che tintinna, e lì la vedo: una donna bellissima, sui quarantacinque, capelli neri lucidi, tailleur attillato che le fascia le tette sode. Inglese, elegante, occhi che ti trapassano.

Ci guardiamo. Lei si avvicina, ‘Posso sedermi? Sembri persa nei tuoi pensieri.’ Voce morbida, accento posh. Io, italiana del sud, con la mia pelle olivastra e quel calore nel ventre che sale subito. ‘Sì, siediti. Sto solo… aspettando il lunedì.’ Le dico del mio lavoro in banca, ma è una scusa. Lei è Mary, avvocata, in città per un processo. Atmosfera elettrica, come prima di un tuono. Le nostre ginne si svuotano, le sue dita sfiorano il mio bicchiere. ‘Hai la pelle così calda, vengo dal freddo inglese.’ Rido, nervosa. Il suo profumo di vaniglia e cuoio mi invade le narici. Fuori piove, dentro la tensione monta. ‘Andiamo di sopra? La mia stanza ha una vista schifosa, ma il letto è king size.’ Esito. Sono sposata? No, sola da anni. Lontana da casa, nessuno mi giudica. ‘Ok, ma solo un drink.’ Bugia.

L’Incontro nel Lounge e la Tensione che Sale

Saliamo in ascensore, silenzio pesante, il suo respiro sul mio collo. Camera 512, aria gelida della clim che mi fa venire la pelle d’oca. Lei chiude la porta, mi spinge contro il muro. ‘Ti voglio, italiana bollente.’ Le sue labbra sulle mie, lingua che invade, sapore di gin e saliva. Le mani sotto la gonna, palpano la mia fica già bagnata attraverso le mutande. ‘Cazzo, sei fradicia.’ Ansimo, le slaccio la camicia, tette perfette, capezzoli duri come diamanti. La spingo sul letto, le divarico le cosce. ‘Leccami, troia.’ Lei ride, bassa e sensuale. Infilo la faccia tra le sue gambe, odore muschiato, fica rasata e gonfia. Lingua dentro, succhio il clitoride, lei geme ‘Oh fuck, sì!’. Mi bagna la bocca, sale e sudore sulla pelle.

L’Esplosione di Piacere nella Camera d’Hotel

Mi strappa le mutande, dita che mi fottono profondo. ‘Prendilo tutto.’ Tre dita, poi quattro, mi allarga. Io urlo, il letto cigola. ‘Voglio il tuo culo.’ Si gira a pecorina, glutei perfetti. Lecco il suo buco stretto, sapore amaro e eccitante. Lei ansima, ‘Scopami con la lingua.’ Poi trova nella borsa un dildo a cintura, grosso, nero. Me lo passa. ‘Mettilo, e fottimi duro.’ Lo indosso, pelle contro pelle sudata, la penetro da dietro. ‘Più forte, cagna!’ Spingo, il suo culo si apre, schiocchi umidi. Lei si masturba la fica, viene urlando, spruzzi sul lenzuolo. Mi giro, ‘Ora tocca a me.’ Mi lecca la fica come una affamata, denti sul clito, dita nel culo. Vengo tremando, ‘Porca puttana, sììì!’, il corpo che si contrae, umori che colano.

Esauste, sudate, corpi appiccicosi sotto la clim che ronza. ‘Devi andare?’ mi chiede, accarezzandomi i seni. ‘Il mio volo è tra tre ore.’ Baci lenti, un ultimo dito nella fica. Ci rivestiamo, lei mi scribacchia un numero su un tovagliolo. ‘Chiamami se torni.’ Scendo in taxi verso l’aeroporto, il sedile di pelle che mi ricorda il suo tocco. Finestre appannate dalla pioggia, il mio corpo ancora freme, fica gonfia e sensibile. A bordo, decollo con il rombo dei motori, sola nel mio sedile, anonima. Nessun nome vero, solo piacere rubato. Lontano da casa, libera. Chissà se la rivedrò. Quel sapore di lei sulla lingua, per giorni.

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