La Mia Notte Infuocata nel Camper Verso il Mare
Ero al binario della stazione di Roma, sudata per il caldo afoso d’estate, in attesa del treno per le mie vacanze al mare in Puglia. Ma ecco che Paolo, mio marito, arriva col camper noleggiato, e con lui Giovanni, uno straniero timido incontrato online. ‘Vieni con noi, Eva, sarà più divertente’, mi dice Paolo col suo sorriso malizioso. Io, italiana di 32 anni, sempre aperta al piacere, salgo subito. L’abitacolo puzza di nuovo, sedili in pelle che scricchiolano sotto il mio culo sodo, aria calda che sa di salsedine lontana.
Giovanni è in fondo, sguardo basso, mani sudate. Parliamo mentre Paolo guida, radio accesa, motori che ruggiscono. ‘Sei teso, bello?’, gli chiedo ridendo, versandogli una vodka ghiacciata. Ceniamo pizza riscaldata, whisky che brucia in gola, risate. Lui confessa: ‘La mia prima volta… con un trans a Parigi. Mi ha scopato lui, io gli ho succhiato il cazzo’. Arrossisce, ma noi lo rassicuriamo. ‘Siamo libertini, bi entrambi’, dice Paolo. ‘Adoriamo condividere’. L’eccitazione sale, l’urgenza del viaggio ci libera: lontani da casa, nessuno giudica.
L’incontro casuale e la tensione in viaggio
Notte a Baume, camper parcheggiato vicino un centro commerciale, luci al neon che filtrano. Sdraiati nei letti, li sento: gemiti di Eve… ops, miei e di Paolo. Sento la sua fica bagnata succhiata, il suo cazzo duro che entra piano. Giovanni ci ascolta, lo so dal suo respiro accelerato. Al mattino, Paolo va da lui: ‘Vieni a guardarci, masturbati con noi’. Sale sul nostro letto, Paolo mi scopa da dietro, la mia figa gocciolante, tette che ballano. Giovanni tira fuori il suo cazzo gonfio, lo sega piano, occhi fissi sul mio clitoride pulsato.
L’orgasmo proibito e l’addio anonimo
‘Guardalo, Eva, è duro per te’, ansima Paolo. Io gemo forte, ‘Leccami, amore’, mentre Paolo mi sbatte, palle che schiaffeggiano. Giovanni accelera, pre-eiacula che cola. Io vengo per prima, figa che si contrae, spruzzo sul lenzuolo umido. Paolo mi riempie di sborra calda. Poi allungo la mano sul cazzo di Giovanni, pelle vellutata, vene gonfie. ‘Vieni per me, tesoro’. Lo sego veloce, pollice sul glande unto, lo svuoto: fiotti bianchi sul suo ventre, odore muschiato che riempie il camper.
Ci rivestiamo, caffè forte, baci frettolosi. ‘Grazie, è stato incredibile’, balbetta Giovanni. Riparto col treno per il mare, finestre che vibrano, sole italiano che brucia la pelle salata. Ricordo il suo cazzo in mano mia, i gemiti, l’anonimato perfetto. Lontana da tutti, libera, con la fica ancora bagnata dal ricordo. Nessun nome vero, solo piacere puro.