La Mia Avventura Bollente nel Lobby di Bruxelles
Ero a Bruxelles per un viaggio d’affari, stanca morta dopo una giornata di riunioni. L’hotel era uno di quelli lussuosi, lobby con divani in pelle morbida, aria condizionata che mi faceva venire la pelle d’oca sotto il vestito leggero. Sole italiano mi mancava, ma quella libertà lontana da casa… uff, mi eccitava da morire. Nessuno mi conosceva qui.
Lo vedo lì, il fattorino indiano, tipo Mahesh, timido, con un carrello di lettere. Occhi scuri, pelle olivastra che profuma di spezie, curcuma forse. Passa, mi guarda di sfuggita. Io sorrido, incrocio le gambe bronzate, sento il contatto fresco del cuoio sul polpaccio. ‘Buongiorno’, gli dico piano, con la mia voce italiana vellutata. Arrossisce, balbetta un ‘Bonjour madame’. Rido dentro, l’ignoto mi fa bagnare già.
L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale
‘Vieni a bere qualcosa? Qui nel corner VIP’, gli propongo, indicando il lounge semivuoto. Esita, guarda intorno. ‘Devo lavorare…’, mormora. Ma i suoi occhi dicono sì. Ci sediamo vicini, gin tonic fresco, ghiaccio che tintinna. Le nostre ginocchia si sfiorano, calore del suo corpo contro la mia pelle salata dal sudore leggero. ‘Sei sposato?’, chiedo diretta. ‘Sì, ma…’. ‘Qui nessuno giudica’, sussurro, mano sulla sua coscia. Sento il suo cazzo indurirsi sotto i pantaloni. Urgenza del mio volo domani mattina ci brucia addosso.
Lo trascino in camera, ascensore silenzioso, suo respiro accelerato. Porta la chiave, mani tremanti. Entro, chiudo. Climatizzatore ronza, aria gelida sui capezzoli duri. ‘Spogliati’, ordino. Obbedisce, cazzo semi-eretto, peloso, odore muschiato misto a spezie. Lo prendo in mano, grosso, venoso. ‘Mmm, buono’, dico leccandomi le labbra. Mi inginocchio, lo infilo in bocca tutta. Sa di sale e curcuma, lingua che gira sul glande gonfio. Geme, ‘Oh dio…’, afferra i miei capelli. Succhio forte, saliva che cola, va e viene nella mia gola. ‘Fottimi la bocca’, lo incito.
L’Esplosione di Piacere e l’Addio Anonimo
Lo spingo sul letto, King size fresco di lenzuola. Mi levo la gonna, fica rasata già fradicia. ‘Leccami’, comando. La sua lingua incerta sul clitoride, poi esperta, succhia le labbra gonfie. Gemo forte, ‘Sì, così, mangiami la fica’. Mi bagna tutta, dita dentro, due, tre. Non resisto, lo cavalco. Cazzo duro entra di colpo, ‘Aaaah!’, mi riempie. Lo cavalco selvaggia, tette che rimbalzano, sudore che cola. ‘Scopami forte!’, urlo. Lui spinge su, palle che sbattono sul mio culo. Cambio, a pecorina, mi prende da dietro, mano sul collo. ‘Vengo!’, grida, sborra caldo dentro di me, fiotti densi. Io esplodo dopo, fica che pulsa, squirt sul lenzuolo.
Un altro colpo? Entra il suo collega, tipo Marc, l’assistente, aveva visto tutto dalla porta socchiusa. ‘Che cazzo fate?’, balbetta. Io rido, nuda, sborra che cola dalle cosce. ‘Unisciti o vattene’. Esita, ma il cazzo gli si alza. Lo tiro dentro, lo spoglio. Due cazzi ora, li succhio alternati, gole profonda, mascella che tira. Poi li monto a turno, fiche e culo alternati, ‘Riempitemi tutti!’. Gemiti, sudore, odore di sesso pesante. Vengonio insieme, sborra ovunque, bocca, fica, tette. Io vengo urlante, corpo scosso.
Dopo, doccia veloce, corpi appiccicosi. ‘Devo andare’, dico, volo fra ore. Lui sorride timido, ‘Grazie, signora’. Bacio veloce, anonymat totale. In aereo, sedile vibra coi motori, ricordo il suo cazzo in bocca, sborra speziata, libertà di quel lobby. Pelle ancora sa di sale, fica sensibile. Chissà se lo rivedrò mai. Ma è perfetto così, un segreto italiano a Bruxelles.