La Mia Scappatella Infuocata nel Lounge di Parigi
Ero partita da Roma per Parigi, un viaggio d’affari per quel dannato concorso di piano all’Isola della Francia. Il castello di Maisons-Laffitte, le sale sfarzose, i lustri che brillavano… tutto un sogno, ma esausta dopo la cerimonia, torno in hotel vicino all’aeroporto. Il lobby è un lounge VIP, divani in cuoio morbido, aria fresca della clim che mi fa venire i brividi sotto il vestito blu maya. Ordino un prosecco, il ghiaccio tintinna nel bicchiere, e lui… eccolo lì.
Un tipo alto, occhi scuri, accento russo forse, Vladimir o roba simile, giacca beige su camicia aperta. Siede al bancone, mi guarda. ‘Bella serata, no?’ dice con un sorriso. Io rido, ‘Per te sì, io ho vinto un premio, ma domani volo presto.’ Parliamo, flirt leggero. La sua mano sfiora la mia sul cuoio freddo, il cuore batte forte. L’odore del suo profumo misto a sudore, la libertà di essere lontana da casa, nessuno mi giudica. ‘Vieni nella mia stanza? Solo un drink,’ sussurra. Esito, ‘Ok, ma veloce, l’aereo non aspetta.’
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Saliamo, ascensore silenzioso, il suo respiro sul collo. La camera è buia, clim gelida che contrasta col calore del suo corpo. Mi spinge contro la porta, labbra sulle mie, lingua invadente. ‘Sei bagnata già?’ mormora, mano sotto la gonna. Sì, lo sono, la fica pulsa. Gli slaccio i pantaloni, cazzo duro, grosso, vene gonfie. ‘Mmm, italiano?’ ride. Lo prendo in bocca, gusto salato della pelle, lecca le palle mentre pompa piano. Geme, ‘Cazzo, che troia.’ Mi alzo, lo spingo sul letto, mi siedo sopra, fica che lo ingoia tutto. Cavarico forte, tette che rimbalzano, sudore che cola, sapore di sale sulla sua pelle.
L’Urgenza del Piacere e l’Addio Anonimo
‘Più forte,’ ansimo, unghie nella schiena. Mi gira, a pecorina, cazzo che sbatte profondo, palle che schiaffeggiano il clito. ‘Ti sfondo,’ grugnisce, mano nei capelli. Vengo urlando, spasmi, lui continua, ‘Prenditi la sborra.’ Esplode dentro, caldo, viscoso, cola fuori. Rimaniamo ansanti, clim che ronza, corpi appiccicosi. ‘Meraviglioso,’ dico, ‘ma devo andare.’
Mi vesto veloce, bacio veloce. ‘Nessun nome, solo questo.’ Scendo, lobby vuoto ormai, aria notte parigina. Al check-in CDG, il rumore dei motori, il mio corpo ancora trema. Ricordo il suo cazzo in gola, il sapore, l’urgenza. Lontana da casa, libera, anonima. Torno a Roma con un segreto bollente, nessuno saprà. Che viaggio, porca puttana.