La Mia Notte di Fuoco con uno Sconosciuto nel Lobby dell’Hotel
Ero in viaggio d’affari a Roma, lontana da casa, dal mio uomo, da tutto. Quel treno da Napoli mi aveva scaricato stanca, sudata per il caldo afoso di fine estate. L’hotel vicino alla stazione Termini aveva un lounge VIP con divani di pelle nera, aria condizionata che mi accarezzava la pelle, e un barman che versava prosecco fresco. Mi siedo lì, gonna stretta sulle cosce, camicetta sbottonata quel tanto che basta. Bevo un sorso, il sapore frizzante sulla lingua, e lo vedo: alto, occhi scuri, camicia aperta sul petto abbronzato. Spagnolo, credo, con un accento che mi fa fremere.
“Ciao bella, posso offrirti un altro?” dice sedendosi vicino, il suo ginocchio che sfiora il mio. Io sorrido, inclino la testa. “Perché no? Sono sola qui.” Parliamo, lui di Madrid, io di Napoli. Le sue mani grandi gesticolano, sfiorano il mio braccio. Sento il calore salire, la fica che si bagna piano sotto le mutandine. Lontana da casa, nessuno mi giudica. L’urgenza del mio treno domani mattina mi eccita di più. “Andiamo di sopra?” sussurra, il fiato caldo sul mio collo. Esito un secondo, poi: “Sì, scopiamo.”
L’Incontro nel Lounge e la Tensione che Sale
Saliamo in camera sua, ascensore che puzza di cuoio e sudore. La porta si chiude, mi spinge contro il muro. Le sue labbra sulle mie, lingua che invade, mani che mi slacciano la gonna. Cade a terra, resto in reggiseno e mutandine. “Sei una troia italiana perfetta,” ringhia, mordendomi il collo. Io rido, gli infilo la mano nei pantaloni: cazzo duro, grosso, venoso. “Fammi vedere quanto sei uomo.” Lo tiro fuori, lo pompo lento, saliva che gocciola dalla cappella.
Lo spingo sul letto, king size con lenzuola fresche di bucato, clim che ronza piano. Mi inginocchio, lo lecco dalle palle alla punta, assaporo il sale della pelle sudata. “Cazzo, sì, succhialo tutto.” Lo ingoio profondo, gola che si contrae, lui geme forte, mani nei miei capelli castani. Mi alzo, mi tolgo tutto: tette sode che rimbalzano, fica rasata bagnata fradicia. Mi siedo in faccia sua: “Leccami, mangiami la fica.” La sua lingua ci affonda, vortica sul clitoride gonfio, dita che mi aprono, entrano e escono. Io godo, urlo: “Più forte, sì!”
Il Sesso Esplosivo e il Ricordo Ardente
Lo cavalco, cazzo che mi riempie la fica stretta, scivola dentro con schiocchi umidi. “Scopami duro, spagnolo!” Lui mi afferra i fianchi, sbatte su, palle che sbattono sul mio culo. Cambio posizione, a pecorina: “Nel culo, fammi male.” Lubrificante dalla valigia, cappella che preme l’ano, entra piano, poi spinge tutto. Brucia, ma eccita da morire. “La tua fica italiana è mia,” grugnisce, pompa veloce, mano che mi schiaffeggia il culo. Io vengo, squirto sul letto, lui esplode dentro, sborra calda che cola.
Ci accasciamo, sudati, odore di sesso nell’aria. “Torna a Madrid, ma ricordati di me,” dico ridendo. Lui annuisce, un bacio ultimo. Il mattino dopo, treno per Napoli. Seduta al finestrino, vibrazioni sui binari che mi ricordano il suo cazzo. Fica ancora indolenzita, sorriso malizioso. Nessuno sa, anonimato totale. Libera, viva. Che viaggio.