L’Incontro Infuocato nel Lounge dell’Hotel sul Mare

Ero stufa marcia. Mio marito e i suoi amici urlavano davanti alla TV per la Coppa del Mondo, birre ovunque, sporcizia dappertutto. ‘Basta!’, ho pensato. Ho preso le chiavi della macchina, una borsa con due stracci e sono partita. Verso il mare, la Liguria, quella costa selvaggia. Notte calda, aria appiccicosa, profumo di pini e sale. Guidavo senza meta, solo per scappare.

La macchina ha tossito, poi niente. Phares spenti, motore morto. ‘Cazzo, no…’. Zona isolata, hameau sperduto vicino a un hotel sul mare. Luci fioche, cartello ‘Lounge VIP’. Zoppico dentro, sudata, vestiti appiccicati alla pelle. Aria condizionata gelida mi gela i capezzoli sotto la maglietta sottile. Divani in cuoio nero, lucidi, freddi al tatto. Odore di whiskey e colonia maschile.

La Fuga Notturna e lo Sguardo che Brucia

Lì, solo lui. Alto, moro, occhi verdi penetranti. Straniero, francese credo, camicia sbottonata sul petto muscoloso, tatuaggio che spunta. Sorseggia un drink, mi guarda. Sorrido, esitante. ‘Problemi con l’auto?’, dice con accento sexy. ‘Sì, si è fermata… tu sei solo?’. Ci sediamo vicini, ginocchia che sfiorano. Calore del suo corpo contro la clim. Parliamo, risate. ‘Domani ho il volo per Parigi’, sussurra. Urgenza nel suo sguardo. Mano sulla mia coscia, pelle d’oca. Bacio improvviso, lingua calda, sapore di sale e rum. ‘Vieni di sopra?’, ansima.

Suite al piano di sopra. Porta sbatte. Luci basse, rumore delle onde fuori, motore distante di un traghetto. Mi strappa la maglietta, bocche affamate. Sue mani ruvide sui miei seni, pizzica i capezzoli duri. ‘Sei bagnata già’, ringhia. Dita dentro i pantaloncini, sfrega la fica fradicia. Gemo, ‘Sì, scopami… qui nessuno ci conosce’. Lo spingo sul letto, cuoio del divano che scricchiola prima. Gli slaccio i jeans, cazzo enorme, venoso, duro come ferro. Lo lecco, sapore muschiato, sale sulla pelle. Succhio la cappella gonfia, lui geme ‘Porca puttana, la tua bocca…’. Mi gira, faccia sul cuscino fresco, culo in aria.

Esplosione di Piacere nella Suite Fredda

Entra di colpo nella fica, un colpo secco. ‘Ahhh!’, urlo. Piena, stirata, pareti che pulsano. Pompa forte, palle che sbattono sul clitoride. ‘Più forte, cazzo!’, imploro. Sudore cola, gusto salato sulla schiena. Mi lecca il collo, mordicchia l’orecchio. ‘La tua fica è stretta, succhia il mio cazzo’. Cambia, mi mette a cavalcioni, cavalco selvaggia, seni che rimbalzano. Dita nel culo, lubrifica con i miei umori. ‘Vuoi qui?’, ansima. Annuisco, eccitazione pura. Mi sdraia, olio dal comodino, spinge piano l’anello stretto. Dolore dolce, poi piacere esplosivo. ‘Cazzo nel culo, sììì!’. Muove ritmico, mano sulla fica, sfrega il grilletto.

Orgasmo violento, squirto sul letto, corpo che trema. Lui accelera, ‘Vengo, troia!’, sborra caldo dentro, riempie il culo. Crollo, esausta, fica e ano che pulsano. Ci lecciamo, corpi appiccicosi, odore di sesso pesante. ‘È stato incredibile’, sussurra, baciandomi.

All’alba, lo vedo vestirsi. ‘Devo andare all’aeroporto’. Bacio d’addio, anonimo totale. Io riparo l’auto col meccanico del posto, riprendo il treno per Milano. Finestra, mare che sfreccia, ricordo bollente: cazzo duro, sborra calda, libertà assoluta. Nessuno sa, nessuno giudica. Sorriso segreto, mutande ancora umide.

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