La Mia Avventura Torrida nel Lounge della Stazione di Roma
Ciao, mi chiamo Sofia, ho 32 anni e vivo a Milano. L’estate scorsa, stavo andando in vacanza al mare, un viaggio in treno da Roma a Napoli. Era una giornata caldissima, quel sole italiano che ti brucia la pelle, il sudore che cola tra le tette, sapore di sale sulla bocca. Arrivo in stazione con un po’ di anticipo, bagagli in mano, gonna leggera che svolazza, senza reggiseno sotto la camicetta sottile. Entro nel lounge VIP, grazie alla carta fedeltà, aria condizionata che mi gela i capezzoli all’istante, sedili di pelle nera che scricchiolano sotto il culo.
Lì, seduto al bar, un uomo sui 40, straniero, alto, camicia aperta sul petto abbronzato, occhi azzurri che mi squadrano subito. Beve un prosecco, il ghiaccio tintinna nel bicchiere. Mi siedo vicina, ordino un aperitivo. ‘Bella giornata per viaggiare, eh?’ dico, con un sorriso malizioso. Lui annuisce, voce profonda con accento francese: ‘Oui, ma tu es encore plus bella.’ Ridiamo, le gambe si sfiorano sul cuoio freddo. Sento la figa che si bagna piano, l’eccitazione dell’ignoto, qui nessuno mi conosce, posso fare quello che voglio. Parliamo di viaggi, di mare, ma i nostri sguardi dicono altro. La sua mano sfiora la mia coscia, sotto il tavolo. ‘Il tuo treno parte tra un’ora,’ sussurra, ‘abbiamo tempo?’ Il cuore mi batte forte, l’urgenza del partenza mi fa fremere.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Non resisto più. Lo prendo per mano, lo trascino in un angolo riservato del lounge, dietro una tenda pesante, luci soffuse, rumore dei motori dei treni lontani che vibra nel pavimento. ‘Voglio te, ora,’ gli dico, slacciandogli la cintura. Lui mi bacia con foga, lingua che invade la bocca, mani che mi strizzano il culo sodo. Mi sfila la gonna, le mutandine già fradice. ‘Sei una troia italiana,’ ringhia, e io annuisco: ‘Fottimi forte, straniero.’ Mi gira, mi piega sul divanetto di pelle, il freddo contro le tette nude. Sento il suo cazzo duro, grosso, venoso, che preme contro la fica. Entra di colpo, un colpo secco, mi riempie tutta, gemo forte: ‘Cazzo, sììì!’ Spinge ritmico, pacche sul culo che echeggiano, sudore che cola, mescolato al mio umore che schizza.
Il Sesso Intenso e Senza Freni
‘Girati,’ ordina, e io obbedisco, gambe aperte sul cuoio appiccicoso. Mi lecca la figa, lingua esperta sul clitoride gonfio, assapora il mio sale misto a prosecco. Poi mi infila due dita nel culo, piano, lubrifica con la saliva. ‘Vuoi qui?’ chiede. ‘Sì, inculami, ma piano all’inizio.’ Il suo cazzo scivola dentro il mio buco stretto, brucia, poi piacere puro, mi scopa l’ano senza pietà, io mi tocco la fica, vengo urlando, pareti che pulsano. Lui accelera, ‘Sto per venire,’ ansima, e mi riempie il culo di sborra calda, che cola fuori, appiccicosa sulle cosce. Ci lecciamo a vicenda, io pulisco il suo cazzo con la bocca, gusto di fica e culo, lui mi infila la lingua dentro per ripulirmi.
Esausti, sudati, ci rivestiamo in fretta. ‘Il tuo treno,’ dice lui, baciandomi un’ultima volta. Esco dal lounge, gambe molli, culo che brucia piacevolmente, profumo di sesso addosso. Salgo sul treno, finestrino aperto, vento caldo sul viso, mentre riparto verso il mare. Nessun nome, nessun numero, solo quel ricordo torride che mi fa sorridere. L’anonimato totale, la libertà di essere una puttana per un’ora, lontana da casa, dove nessuno giudica. Ancora oggi, sentendo il rumore dei treni, mi bagno ripensandoci.