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La Mia Fottuta Avventura con il Pagliaccio in Transito all’Aeroporto di Roma

Ero in transito all’aeroporto di Roma, diretta a Palermo per un weekend al mare. Escala di tre ore, lounge VIP grazie alla carta fedeltà. Aria gelida della clim, che mi fa inturgidire i capezzoli sotto la camicetta leggera. Mi siedo su una poltrona di cuoio nero, morbida, che scricchiola piano. Odore di caffè forte e sudore misto, rumori ovattati dei motori lontani.

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Lo vedo lì, solo, con una borsa da viaggio logora. Trucco sbiadito sul viso: bianco intorno agli occhi, un tocco di rosso sulle labbra. Un pagliaccio, eh? Alto, muscoloso sotto la camicia stropicciata, occhi stanchi, come se il mondo gli pesasse. Beve un whisky, fissa il vuoto. Mi avvicino, bicchiere in mano. ‘Stanco del circo?’, gli dico sorridendo. Lui alza lo sguardo, sorpresa. ‘Si vede tanto? Sono Marco, in tour per uno spettacolo a Catania.’ Voce roca, accentata del sud.

L’Incontro Casuale nel Lounge VIP

Parliamo. Mi racconta della routine, risate false, bambini urlanti che non lo toccano più. Io gli dico della libertà del viaggio, lontana da Napoli, da mariti e giudizi. ‘Qui nessuno ci conosce, possiamo fare quello che cazzo vogliamo.’ I nostri ginocchi si sfiorano sul cuoio caldo. Sento il suo respiro accelerare, il suo sguardo sui miei seni. ‘Andiamo da qualche parte?’, mormora. Cuore che pompa, eccitazione dell’ignoto. Prendiamo l’ascensore per le capsule hotel dell’aeroporto, anonime, perfette.

Entriamo, porta che si chiude con un clic. Lo spingo contro il muro, lo bacio famelica. Lingue che si intrecciano, sapore di whisky e mascara. Le sue mani ruvide mi slacciano la gonna, scivolano sotto le mutandine. ‘Sei bagnata fradicia’, ringhia. Io gli afferro il cazzo attraverso i pantaloni, duro come ferro. ‘Scopami ora, non perdiamo tempo.’ Lo spoglio, il suo corpo tatuato di stelle da circo, muscoli tesi. Mi getta sul letto stretto, mi strappa il reggiseno. Succhia i miei capezzoli, mordicchia, mentre le dita mi fottono la fica, pollice sul clitoride gonfio.

L’Esplosione di Passione nella Camera Privata

Mi gira a pecorina, il culo in aria. Sento la cappella grossa contro le labbra umide. ‘Entra, cazzo!’ urlo. Spinge tutto dentro, un colpo secco, mi riempie fino in fondo. Geme: ‘Che stretta, troia del viaggio.’ Pompa forte, palle che sbattono sulla mia pelle salata di sudore. Io mi contorco, unghie nella moquette, odore di sesso che invade la stanza. ‘Più veloce, fammi venire!’ Lui accelera, mi afferra i fianchi, sudore che gocciola sulla schiena. Io vengo prima, spasmi violenti, urlo soffocato contro il cuscino. Lui continua, bestiale, poi esplode: ‘Prendo la tua fica!’ Sborra calda, fiotti dentro di me, cola sulle cosce.

Ci accasciamo, respiri affannati, clim che ronza. ‘Grazie, mi hai ridato vita’, sussurra, baciandomi il collo. Io sorrido, gusto di sale sulla pelle. Mi rivesto veloce, trucco rifatto. ‘Nessun nome, nessun rimpianto.’ Esco, lui resta. Al gate, mentre l’aereo decolla, rumorio motori che vibra nel corpo, rivivo ogni spinta. Fica ancora pulsante, anonymat totale. Lontana da casa, libera. Chissà se lo rivedrò mai. Ma quel fuoco, lo porterò con me.

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