La Mia Avventura Torrida nel Treno per il Mare
Ero in quel treno per la Costiera Amalfitana, vacanze al mare, sole italiano che scalda già l’aria umida di Napoli. L’aria condizionata del vagone lounge ronzava piano, mescolata al rumore ritmico delle rotaie. Pelle d’oca per il fresco artificiale, ma sudavo ancora sotto il vestitino leggero. Seduta al bancone di pelle morbida, sorseggiavo un prosecco ghiacciato, il gusto aspro che pizzicava la lingua. Lontana da casa, da occhi giudicanti, mi sentivo libera, eccitata dall’ignoto.
Lui era lì, due sgabelli più in là. Alto, occhi scuri, camicia sbottonata che lasciava intravedere il petto abbronzato. Straniero, forse francese, dal modo in cui ordinava il caffè. I nostri sguardi si incrociarono per caso, o forse no. Sorrisi, lui ricambiò con un cenno lento. ‘Bella giornata per viaggiare,’ disse, voce bassa, accentata. ‘Sì, e per perdersi un po’,’ risposi, incrociando le gambe, la coscia nuda che sfiorava la sua.
L’Incontro nel Vagone Lounge
La tensione saliva piano. Il treno sobbalzava, favorendo contatti ‘accidentali’. La sua mano sfiorò la mia mentre prendeva il bicchiere, dita calde che indugiarono. Io non mi mossi. ‘Ti piace il rischio?’ mormorò, chinandosi. Annuii, il cuore che batteva forte. Spostò la mano sulla mia coscia, sotto il bordo del vestito. Pelle che fremeva, il calore del suo palmo contro la mia umidità crescente. ‘Sei bagnata già,’ sussurrò, dita che scivolavano su, premendo il clitoride gonfio attraverso le mutandine. Mordicchiandomi il labbro, aprii leggermente le gambe. Il vagone era mezzo vuoto, nessuno guardava.
Non resistemmo. ‘Vieni,’ disse, alzandosi. Lo seguii barcollando verso i bagni in fondo al vagone. La porta si chiuse con un clic, odore di sapone e metallo. Mi spinse contro il lavandino, labbra sulle mie, lingua invadente, sapore di caffè e desiderio. ‘Ti scopo qui, ora,’ ringhiò, tirandomi su le mutandine di lato. Le sue dita entrarono di colpo nella mia figa fradicia, due, poi tre, spingendo forte, curvandosi sul mio punto G. Gemevo, ‘Sì, più forte, cazzo!’ Il clitoride pulsava sotto il pollice, succhiato dalla sua bocca affamata.
Il Sesso Esplosivo e l’Addio
Mi girò, fianchi contro il suo cazzo duro come ferro. Lo slacciai, enorme, venoso, gocciolante. ‘Prendilo tutto,’ ordinai, guidandolo dentro di me. Entrò di scatto, riempiendomi fino in fondo, il treno che amplificava ogni spinta. ‘La tua figa è stretta, troia,’ grugnì, sbattendomi ritmicamente, palle che sbattevano sul mio culo. Io spingevo indietro, unghie nella sua schiena, ‘Scopami più duro, fammi venire!’ Sudore salato sulla pelle, il suo sulla mia bocca mentre leccavo il collo. Mi sfregò il clito, io esplosi, figa che si contraeva intorno al suo cazzo, urla soffocate contro il muro.
Lui venne dopo, fiotti caldi dentro di me, gemendo ‘Cazzo, sì!’ Ci staccammo ansimanti, odore di sesso nell’aria. Si rivestì rapido, ‘Devo scendere qui.’ Un bacio veloce, occhi complici. Uscii per prima, lo vidi sul binario, salutare una donna con un bambino. Famiglia perfetta. Io ripresi posto, figa ancora gocciolante del suo sperma, il treno ripartì. Ricordo il sapore del suo sudore, il bruciore dentro, l’anonimato totale. Lontana da casa, tutto è permesso. Chissà domani…