La Mia Avventura Bollente nel Lounge dell’Hotel a Napoli
Ero partita per Napoli per un viaggio d’affari, un paio di giorni caldi e afosi sotto quel sole italiano che ti brucia la pelle. Avevo 33 anni, piccolina di statura, single per scelta, libera di cacciare avventure senza legami. Lontana da casa, mi sentivo un’altra: nessuno mi giudicava, solo l’eccitazione dell’ignoto. L’hotel era uno di lusso vicino al mare, lobby con lounge VIP, divani in cuoio morbido che scricchiolavano sotto il peso, aria condizionata ghiacciata che contrastava con l’umidità esterna.
Entrata nel lounge per un drink prima della riunione, lo vedo: alto, brunone dégingandé, sulla cinquantina, con quell’aria da macho sicuro. Portava un anello nuziale che luccicava sotto le luci basse, ma non ne parlava. Sorseggiava un whisky, sigaro elettronico in mano – sa di tabacco forte nell’aria. Mi siedo vicina, gambe accavallate, gonna che sale un po’. ‘Buonasera, bella serata eh?’, dico con un sorriso. Lui mi squadra: ‘Sì, ma migliorata ora’. Ridiamo, chiacchieriamo di lavoro – lui in affari, io contabilità per una ditta. Occhi che scivolano sul mio décolleté, sudore salato sulla clavicola dal caldo di fuori.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
‘Ti va un altro giro?’, chiedo. Ordiniamo, corpi vicini sul cuoio caldo. Sento il suo profumo misto a sudore maschile. ‘Sai, qui a Napoli, lontani da tutto, ci si sente liberi’, mormoro. Lui: ‘Già, e tu sembri una che sa divertirsi’. La tensione sale, brividi nonostante la clim. Gli racconto di fantasie lette online, di donne che si esibiscono. ‘Ti eccita?’, chiede rauco. ‘Molto. E a te?’. Guarda la mia mano sulla sua coscia. ‘Le troiette come te mi fanno impazzire’. Il suo cazzo si indurisce sotto i pantaloni, lo vedo. ‘Andiamo di sopra?’, sussurro. Annuisce.
Camera mia, porta chiusa, urgenza del mio treno domani mattina. Lo spingo sul letto king size, aria gelida sui capezzoli duri. Gli slaccio la cintura, tiro giù i boxer: cazzo grosso, venoso, già meia eretto, odore muschiato. ‘Mmm, che bel bestione’, dico leccandomi le labbra. Lo prendo in bocca, succhio piano, lingua sulle palle pelose. Gode: ‘Cazzo, che pompinara! Continua, troia’. Lo ingoio profondo, saliva che cola, lui mi afferra i capelli. ‘Ora tocca a me’. Mi sdraio, gonna alzata, mutande via: fica bagnata, rasata. Mi divarica le cosce, lingua dentro, succhia il clitoride. ‘Deliziosa, salata di eccitazione’. Geme, dita che scavano, vengo tremando, pareti che pulsano.
La Scopata Intensa nella Camera
‘Scopami forte’, imploro. Mi gira a pecorina sul tavolo della scrivania, fredda contro le tette. Entra di colpo, cazzo duro che mi riempie, palle che sbattono sul culo. ‘Prendilo tutto, puttanella!’. Colpi brutali, bestiali, sudore che cola, sapore salato sulla schiena. Mi volta, gambe sulle spalle – alto com’è, mi piega in due. ‘La tua fica è stretta, perfetta’. Grido di piacere, unghie nella sua schiena pelosa. ‘Dammi la sborra in faccia!’. Esce, mi metto in ginocchio sul tappeto ruvido. Schizzi caldi, densi sul viso, sulla lingua – ne assaggio il sapore amaro. ‘Brava, ingoia’. Pulisco con la bocca, lo rimollo duro.
Telefona squilla – sua moglie? Parla calmo: ‘Tesoro, arrivo tardi, lavoro’. Io sotto il tavolo, lo lecco le palle mentre finge. Riattacca, mi solleva: ‘Ora ti riempio’. Mi sbatte sul letto, missionario selvaggio, tette che ballano. Vengo di nuovo, lui esplode dentro, sperma che trabocca. Esausti, corpi appiccicosi.
La mattina dopo, treno per Roma. Lo saluto nel lobby, sorriso complice, anonimi per sempre. Pelle ancora salata di noi, profumo di sesso nella borsa. Che libertà, quell’urgenza del distacco. Torno a casa con il sorriso, pronta per la prossima.