La Mia Notte di Fuoco nel Lounge dell’Aeroporto
Ero seduta da ore in quel lounge VIP dell’aeroporto di Milano Malpensa. Aspettavo il volo per Olbia, vacanze al mare in Sardegna. Sola, con un gin tonic in mano, il cuoio dei sedili che mi accarezzava le cosce sotto il vestitino leggero. L’aria condizionata gelida mi faceva venire i brividi, contrastando col ricordo del sole cocente di Roma, da dove ero partita stamattina.
Avevo rifiutato tutti. Troppo grassi, troppo insistenti, troppi deficienti. Sapevano che non ero lì solo per bere. Ma nessuno aveva insistito dopo il mio ‘no, grazie’.
L’Incontro nel Lounge e la Tensione Crescente
— Posso sedermi?
Alzo lo sguardo. Lui. Bello, occhi dolci, jeans e camicia casual. Non effeminato, ma non un macho spaccone. Timido nella voce, ma sicuro negli occhi. Straniero, forse francese o spagnolo. Perché no?
— Sì, siediti pure.
Tremo dentro. Un brivido mi sale dalla pancia. Si siede, sorseggia la sua birra, mi guarda. Silenzio. Io lo fisso, gli faccio capire col眼神 che è lui.
— Non è facile, eh? — dice piano.
— No. Come lo sai?
— Qui tutti lo sanno… anche se fingono di no. Ti racconto la mia?
Parla. La sua vita, i viaggi, il lavoro. Ridiamo, chiacchieriamo come vecchi amici. Il lounge si svuota, l’annuncio del mio volo rimbomba lontano. Lui prende l’iniziativa.
— Non sei obbligata a niente.
— Grazie. Ma vorrei venire da te. L’albergo è qui vicino, no? Il mio volo è tra ore…
Camminiamo in silenzio verso l’hotel dell’aeroporto. L’ascensore minuscolo ci stringe. Sento la sua erezione contro la mia coscia. Rido nervosa.
— Mi ecciti da morire.
Entriamo in camera. La clim ronza, aria fresca sulla pelle accaldata. Mi siede sul letto, mi accarezza la coscia. La mano sale sotto il vestito. Chiudo gli occhi, lascio fare. Bacia il collo, sapore di sale dalla mia pelle sudata.
La Passione Esplosiva e l’Addio Anonimo
Ma quando va alla bocca, lo fermo. — Aspetta…
Non si offende. Continua, dita sul clitoride. Mi bagno subito. Sbatto gli occhi, lo guardo. Mi slaccio il reggiseno, tette libere. Lui le lecca, succhia i capezzoli duri.
— Cazzo, sei perfetta — mormora.
Gli apro i jeans. Il cazzo salta fuori, duro, venoso. Lo prendo in mano, lo branlo piano. Lui geme. Mi inginocchio, lo annuso: odore muschiato, maschio. Lingua sul glande, salato. Lo ingoio piano, su e giù, gola profonda. Le sue mani nei miei capelli, trema.
— Fermati, o vengo…
Mi alzo, nuda ora. Lo spingo sul letto. — Voglio scoparti.
A cavalcioni, lo cavalco. Il cazzo entra tutto, mi riempie la figa bagnata. Urlo. Muovo i fianchi, forte, il letto cigola. Lui mi afferra il culo, dita sul buco.
— Sì, lì…
Mi lubrifica col mio stesso succo. Spinge un dito dentro, poi due. Mi eccita da morire. Mi giro, a pecorina. — Fottimi il culo, dai.
Pressione sul ano. Entra piano, centrimetro per centrimetro. Brucia un po’, ma è buono. Pieno, invaso. Comincia a pompare, ritmico. La sua pancia sbatte sulle mie chiappe. Mi branla la figa, io vengo urlando, spruzzo.
— Sto venendo! — grida lui, e sento gli schizzi caldi dentro.
Crolliamo, sudati, ansimanti. Mi stringe forte.
Ore dopo, torno al gate. Il suo numero? Non l’ho chiesto. Volare via, la figa ancora pulsante, il culo sensibile. Nessuno sa, nessuno giudica. Solo io, questo segreto torride. Il rombo dei motori mi fa sorridere. Libera, eccitata per il prossimo viaggio.