La Mia Follia Erotica nel Lounge di Parigi: Sesso con uno Sconosciuto
Ero a Parigi per un viaggio d’affari, stanca morta dopo una giornata di riunioni. L’aeroporto Charles de Gaulle brulicava di gente, l’aria pesante di profumi misti e caffè bruciato. Mi rifugiai nel lounge VIP, quel posto con poltrone di cuoio morbido, luci basse e il ronzio costante dei motori lontani. La clim gelida mi fece venire i brividi sulla pelle, sudata dal caldo italiano che mi portavo dentro.
Seduta con un prosecco in mano, notai lui. Un francese sulla quarantina, capelli rasati di fresco, faccia buffa ma intrigante, tipo un attore comico che non collocavo. Occhi persi, come se vedesse fantasmi. Indossava una giacca logora, ma aveva mani curate, forti. Si sedette vicino, ordinò un whisky. ‘Scusi, parlo italiano?’, mi chiese con accento parigino, sorridendo storto. ‘Sì, dimmi’, risposi, incrociando le gambe, sentendo già un formicolio.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Parlammo. Si chiamava Francis, o qualcosa del genere. Raccontava storie assurde: ‘Sembro un altro, un universo parallelo, Pierre Richard… ma qui nessuno lo conosce’. Ridemmo, ma i suoi occhi mi divoravano. Il cuoio della poltrona scricchiolava sotto di noi, il suo ginocchio sfiorò il mio. ‘Sei italiana, vero? Calda come il sole di Roma’, mormorò, la voce roca. Io arrossii, il cuore accelerò. L’urgenza del mio volo per Milano tra due ore mi eccitava di più. Lontana da casa, libera, nessuno mi giudica.
‘Vieni con me’, gli dissi, alzandomi. Lo portai nella mia camera d’hotel attaccata all’aeroporto, suite anonima con vista piste. La porta sbatté, le sue mani su di me. ‘Cazzo, sei bagnata già’, ringhiò, infilando dita sotto la gonna. Io gemetti, ‘Sì, scopami forte, prima che parti’. Lo spinsi sul letto, la clim ronzava come un’ape impazzita. Gli slacciai i pantaloni, il suo cazzo saltò fuori, duro, venoso, grosso. ‘Mmm, che bel uccello’, lo leccai dalla base alla cappella, sapore salato di sudore misto a pre-sborra. Lui afferrò i miei capelli, ‘Succhialo, troia italiana’.
L’Acte Intenso e il Ricordo Torride sul Volo
Lo presi in bocca profonda, gola piena, bava che colava. Lui gemeva, ‘Porca puttana, sei una dea’. Mi sdraiai, aprii le cosce, fica rasata fradicia. ‘Entra, spaciami’. Spinse dentro, un colpo secco, mi riempì tutta. ‘Ahhh, sììì!’, urlai, unghie nella sua schiena. Pompatura selvaggia, il letto cigolava, puzza di sesso nell’aria. Mi girò a pecorina, schiaffeggiò il culo, ‘Prendilo tutto’. Il suo cazzo martellava la fica, clitoride gonfio sfregato dalle sue palle pelose. Sudore salato sulla pelle, gusto in bocca ancora. ‘Vengo, cazzo!’, grugnì, tirando fuori e schizzandomi sul culo, sborra calda che colava.
Io venni tremando, dita sulla fica, squirt leggero sul lenzuolo. Rimanemmo ansanti, corpi appiccicosi. ‘Devo andare’, dissi, baciandolo. Si vestì, sparì nel corridoio senza nomi veri.
Al gate, seduta con le cosce ancora umide, l’aereo rullava. Ricordavo il suo cazzo in bocca, i gemiti, l’odore. Nessuno sa, anonymat totale. Lontana da casa, quel brivido mi scalda ancora. Prossimo viaggio? Chissà chi incontro.