La Mia Scopata Selvaggia nel Lounge dell’Aeroporto di Madrid
Ero in viaggio d’affari a Madrid, stanca morta dopo una giornata di riunioni sotto quel sole spagnolo che ti brucia la pelle. Il mio volo per Roma partiva all’alba da Barajas, così mi ero fermata in un lounge VIP dell’aeroporto. L’aria condizionata gelida mi accarezzava le cosce sotto la gonna leggera, e il rumore sordo dei motori in lontananza mi faceva sentire così… libera. Lontana da casa, dal mio uomo che mi aspettava ignaro, qui nessuno mi giudicava. Solo io, il mio corpo che fremeva di desiderio represso.
Mi siedo al bar, ordino un prosecco fresco, le bollicine che pizzicano la lingua. Lui arriva poco dopo: alto, moro, occhi neri come il caffè italiano forte. Indossa una camicia aperta sul petto abbronzato, odore di colonia speziata misto a sudore maschile. ‘Ciao bella, sei italiana?’, mi dice con accento francese, sedendosi vicino. Sorrido, inclino la testa. ‘Sì, e tu?’. Parliamo, le ginocchia che si sfiorano sul cuoio morbido dei sgabelli. Mi racconta del suo volo per Parigi, io del mio lavoro. Ma i nostri sguardi dicono altro. Sento la fica che si bagna piano, il cuore che batte forte. ‘Hai una stanza qui vicino?’, chiedo diretta, la voce bassa. Annuisce, gli occhi che brillano. ‘Andiamo’.
L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale
Camminiamo veloci nel corridoio illuminato al neon, il tappeto che soffoca i nostri passi. Entriamo nella sua camera d’albergo aeroporto, minuscola ma pulita, la clim che ronza come un’ape impazzita. Chiude la porta, mi spinge contro il muro. Le sue labbra sulle mie, ruvide, sapore di whisky e sale. ‘Sei una troia italiana?’, mormora, la mano che sale sotto la gonna, dita che sfregano la mia figa fradicia attraverso le mutandine. ‘Sì, scopami forte, ho poco tempo’, ansimo, slacciandogli la cintura. Il suo cazzo salta fuori, grosso, venoso, cappella gonfia e rossa. Lo prendo in mano, lo lecco dalla base alla punta, gusto salato della pelle sudata. ‘Mmm, che bel uccello’, gemo, ingoiandolo tutto in gola profonda. Tossisco un po’, ma continuo, la saliva che cola sul mento.
L’Esplosione di Piacere e l’Addio Torride
Mi butta sul letto, strappa le mutandine. ‘Girati, voglio il tuo culo’, ringhia. Obbedisco, in ginocchio, il cuoio della testiera che mi graffia i palmi. Lecca il mio buco, lingua calda e bagnata che gira intorno, poi infila due dita, mi apre. ‘Cazzo, sei strettissima’. Io spingo indietro, ‘Inculami, dai, fammi male’. Entra piano, il glande che forza, poi spinge tutto dentro. Urlo di piacere, il bruciore che si mescola al godimento puro. Mi pompa forte, pacche sul culo che echeggiano, palle che sbattono sulla mia fica. ‘Ti piace la mia verga nel culo, puttana?’. ‘Sììì, più forte, riempimi!’, grido, una mano sul clitoride che mi fa venire, spasmi che mi scuotono. Lui ansima, suda, odore di sesso che riempie la stanza. Si tira fuori, mi gira, mi sbatte la figa missionario, gambe sulle spalle. ‘Prendilo tutto’, e spara dentro, sperma caldo che cola fuori.
Ci rivestiamo di fretta, corpi appiccicosi, il suo seme che mi gocciola tra le cosce. ‘È stato pazzesco’, dice baciandomi il collo. ‘Sì, ma ora il mio volo…’. Esco, l’anonimato totale, non so nemmeno il suo nome vero. Al gate, seduta con le gambe che tremano ancora, ripenso al suo cazzo che mi sfondava, al sapore in bocca, al calore del suo fiato. Il decollo, rombo dei motori, e io che sorrido tra me: lontana da casa, libera di essere la troia che sono. Questo ricordo mi scalda ogni volta che atterro.