La Mia Notte di Fuoco nel Lounge dell’Aeroporto di Roma
Dio, che viaggio pazzesco. Ero a Roma per lavoro, agosto afoso, quel sole italiano che ti brucia la pelle. Sudavo sotto il vestito leggero, arrivo in lounge VIP dell’hotel vicino Fiumicino. Sedili in pelle nera, fresca dall’aria condizionata che mi fa venire i brividi. Prendo un prosecco, sola, telefono scarico. Lui è lì, straniero, alto, occhi azzurri, camicia sbottonata che lascia intravedere pettorali sudati. Francese, dice, in transito per Parigi.
Ci guardiamo. Sorriso. ‘Bella serata per aspettare un volo, no?’ Mi siede vicino, odore di colonia misto a sudore maschio. Parliamo, flirt leggero. ‘Sei italiana? Si vede dal tuo fuoco negli occhi.’ Rido, gambe accavallate, sento la sua mano sfiorarmi il ginocchio. ‘Parti domani?’ Sì, urgenza del mio treno per Milano. Libera qui, nessuno mi conosce. Cuore batte forte, fica già umida sotto le mutandine.
L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale
Tensione sale. Lui ordina altro prosecco, dita sul mio braccio, pelle d’oca. ‘Andiamo di sopra? Camera mia, cinque minuti.’ Esito, no, dico, ma lo seguo. Ascensore, respiri pesanti, mi bacia il collo. ‘Cazzo, sei sexy.’ Porte si chiudono, mani ovunque.
In camera, clim gelida contro caldo corpi. Strappa vestito, no reggiseno, tette sode al vento. ‘Bellissime,’ le lecca, capezzoli duri come sassi. Io gli slaccio pantaloni, cazzo grosso, venoso, già duro. ‘Voglio succhiartelo.’ Mi metto in ginocchio, gusto salato pre-eiaculazione, lo prendo in bocca tutto, gola piena. Geme, ‘Brava troia italiana.’ Mi alza, mi butta sul letto, mutandine via, fica rasata bagnata. Dita dentro, ‘Sei fradicia.’ Lecca clitoride, lingua esperta, vengo tremando, ‘Oh sì, continua!’
Il Sesso Selvaggio e il Ricordo Ardente
Mi gira, a pecorina. ‘Inculami,’ dico, eccitata dall’anonimo. Lubrifica con saliva, cazzo contro culo, entra piano. Dolore piacere, ‘Più forte!’ Pompa, palle che sbattono, sudore cola tra tette. Mi penetra fica poi, alterna, ‘Ti sfondo.’ Io urlo, ‘Sborra dentro!’ Viene, caldo sperma riempie, gocciola gambe.
Non basta. Lo cavalco, cazzo di nuovo duro, tette che rimbalzano. ‘Scopami come una puttana.’ Accelera, unghie nella schiena, orgasmo multiplo, corpi appiccicosi. Odore sesso, lenzuola umide. Due ore così, urgente, sapendo addii vicini.
Lui parte prima, bacio veloce. Io al gate, treno fra poco. Motori ruggiscono, vibrazioni mi ricordano il suo cazzo. Pelle ancora sa di lui, sale sudore, fica sensibile. Anonimato totale, nessuno sa. Sorriso, ripenso: libero, lontano casa, puro fuoco. Vorrei riviverlo ora.