Atmosfera intima da boudoir

La Mia Fuga Erotica nel Lounge Segreto di Roma

Ero in viaggio d’affari da Milano a Roma, un volo notturno. L’aeroporto di Linate brulicava, ma io ero nel lounge VIP, quel posto di lusso con sedili di cuoio morbido che odorava di ricchezza e sigari. L’aria della clim era gelida, mi faceva venire i brividi sotto il vestitino leggero. Sudavo ancora per il caldo milanese fuori, il sole italiano che ti cuoce la pelle.

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Lo vidi entrare di corsa, un uomo alto, occhi scuri e nervosi. Sembrava in fuga, guardava indietro come se qualcuno lo inseguisse. Si sedette vicino a me al bancone, ordinò un whisky. ‘Scusa, posso? Sembri l’unica tranquilla qui,’ disse con accento straniero, forse tedesco. Io sorrisi, sentii un brivido. ‘Tranquilla? Sto per volare via, libera da tutto.’ Parlammo, lui si chiamava Fritz, diceva di essere nei guai con la polizia, una storia assurda di spie virtuali. Io ridevo, ma la sua urgenza mi eccitava. Le sue mani sfiorarono la mia coscia sul cuoio, casuale? No, intenzionale. Il cuore mi batteva forte, l’odore del suo sudore misto a colonia. ‘Vieni via con me, ho una suite privata qui sotto,’ gli sussurrai, la libertà di essere lontana da casa mi rendeva audace. Nessuno ci giudicava.

L’Incontro nel Lounge e la Tensione Crescente

Ci infilammo in un corridoio secondario, luci rosse soffuse, come un passaggio segreto. La porta si aprì con un bip, suite dell’hotel collegato all’aeroporto. Dentro, clim forte, lenzuola fresche, rumore lontano dei motori. Lui mi spinse contro il muro, ‘Sei pazza, ma Dio se sei sexy.’ Le sue labbra sulle mie, ruvide, sapore di whisky e sale. Gli slacciai la camicia, sentii i muscoli tesi. ‘Fottimi ora, prima che parta,’ gli dissi, voce tremante. Mi strappò le mutandine, dita dentro di me, bagnata fradicia. ‘Cazzo, sei pronta,’ grugnì. Lo spinsi sul letto, lo cavalcai, il suo cazzo duro come ferro entrò di colpo, mi riempì tutta. Gridai, ‘Più forte, Fritz!’ Lui mi teneva i fianchi, sbatteva dal basso, palle che sbattevano contro il mio culo. Sudore che colava, gusto salato sulla sua pelle quando lo leccai. Mi girò, mi mise a pecorina, mi scopò selvaggio, mano nei capelli. ‘Ti piace il mio cazzo italiano? No, il tuo è grosso, spacca!’ Venni urlando, spasmi che mi scuotevano, lui mi seguì, sborrò dentro profondo, caldo, appiccicoso. Ci crollammo, respiri affannati, odore di sesso nell’aria.

Dopo, doccia veloce, acqua bollente che lavava via il peccato. ‘Devo andare, il mio volo,’ dissi, baciandolo un’ultima volta. Lui annuì, ‘Grazie, mi hai salvato la notte.’ Uscii, anonimato totale, nessuno sapeva. Sul gate, mentre l’aereo rullava, ripensavo al suo cazzo che pulsava, al sapore del suo sperma in bocca prima. L’urgenza del partenza aveva reso tutto perfetto, lontano da casa, libera. Ancora tremante, atterrai a Roma con un segreto bollente.

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