La Mia Fuga Erotica nel Lounge di Roma Prima del Treno
Ero a Roma per un viaggio d’affari, caldo afoso che ti appiccica la camicetta alla pelle, gusto di sale sul collo. L’aeroporto rimbombava di motori lontani, vibrazioni che mi facevano fremere dentro. Mi rifugio nel lounge VIP dell’hotel vicino, cuoio morbido delle poltrone che scricchiola sotto di me, aria fresca della clim che mi rizza i capezzoli.
Lo vedo lì, uno straniero, alto, occhi scuri, camicia sbottonata che lascia intravedere il petto sudato. Ci scambiamo un sorriso, ‘Bella serata, no?’ dice con accento francese. Io annuisco, gambe accavallate, gonna che sale un po’. Parliamo di viaggi, di libertà lontani da casa. ‘Qui nessuno ci giudica,’ sussurro, sfiorandogli la mano sul bracciolo. La sua pelle calda, ruvida. Sento la fica bagnarsi piano, l’eccitazione dell’ignoto mi pulsa tra le cosce.
L’Incontro nel Lounge e la Tensione che Sale
‘Ho una camera qui sopra,’ mormora, voce bassa, mano che scivola sulla mia coscia. Emetto un sospiro, ‘Il mio treno parte tra un’ora… ma cazzo, andiamo.’ Ci alziamo, il suo cazzo già gonfio nei pantaloni, il mio clitoride che implora. Nel corridoio, mi spinge contro il muro, bacio famelico, lingua che invade la bocca, mani che strizzano il culo.
Entriamo in camera, porta che sbatte. Clim gelida contro i nostri corpi roventi. Mi strappa la camicetta, bocche che divorano il sale sulla pelle. ‘Sei una troia italiana,’ ringhia, mordendomi il collo. Io rido, ‘Fottimi come si deve, straniero.’ Lo spingo sul letto, gli slaccio i pantaloni, cazzo duro che schizza fuori, venoso, cappella viola. Lo prendo in bocca, succhio forte, saliva che cola, ‘Mmm, delizioso,’ gemo.
Mi gira, fica esposta, mutande strappate. La sua lingua affonda, lecca le labbra gonfie, succhia il clitoride fino a farmi urlare. ‘Sei fradicia, puttana,’ dice, dita che scavano dentro, godo già, umori che schizzano. Mi monta, cazzo che entra di colpo, ‘Ahhh, sììì!’ grido, pareti strette che lo stringono. Pompa selvaggio, palle che sbattono sul culo, sudore che gocciola.
La Scopata Selvaggia nella Camera
‘Girati, troia,’ ordina. A pecorina, mi sbatte come un animale, mano nei capelli, ‘Prendilo tutto!’ Io vengo, fica che contrae, squirt che bagna le lenzuola. Lui accelera, ‘Sto per sborrarti dentro,’ ansima. ‘Sì, riempimi!’ urlo. Sborra calda che mi inonda, spasmi infiniti.
Ci accasciamo, respiri affannati, odore di sesso nell’aria. ‘Devo andare,’ dico, ma le sue dita ancora sul clitoride mi fanno tremare. Mi vesto in fretta, gonna sgualcita, fica che stilla sperma.
Corro alla stazione, treno che fischia, seduto al finestrino rivivo tutto: il cuoio del lounge, il suo cazzo in gola, la sborra che cola. Lontana da casa, anonima, libera. Nessuno saprà mai, ma io brucerò di questo segreto per sempre. Che viaggio, cazzo.