La Mia Avventura Torrida nel Lounge dell’Hotel sul Mare
Ero partita per una vacanza al mare in Calabria, sola dopo che il mio ragazzo mi aveva mollata. Il sole scottava sulla pelle, quel sale appiccicoso che ti resta addosso tutto il giorno. Ultima sera all’hotel, entro nel lounge. Divani in pelle nera, fresca dalla clim contro la calura esterna. Rumore di onde lontane, cocktail ghiacciati. Lì, seduta al bancone, una mora con curve da urlo, occhi scuri che bucano. Vestito attillato, gambe accavallate. Mi guarda, sorrido nervosa. ‘Ciao, sei italiana? Io vengo da Napoli, qui per un weekend.’ Si chiama Vicky. Parliamo di viaggi, di libertà lontano da casa. Nessuno ci conosce, nessuno giudica. Le mie guance scottano, sento l’eccitazione salire. Lei ride, tocca il mio braccio. Pelle d’oca. ‘Hai la pelle salata dal mare, mi piace.’ Ordiniamo un altro drink, gin tonic amaro. Ci avviciniamo, ginocchia che sfiorano. ‘Domani riparto con il treno presto,’ dico io. ‘Anch’io, avion per Roma. Godiamocela stanotte.’ Cuore che batte forte, urgenza del distacco imminente.
Saliamo in camera sua, ascensore silenzioso, mani che già si cercano. Porta che si chiude, lei mi spinge contro il muro. Baci umidi, lingue che si intrecciano violente. Sapore di sale e gin. Mi strappa il vestito, seno libero, capezzoli duri. ‘Sei bagnata già,’ sussurra, mano tra le mie cosce. Culotte zuppe. Le mie dita sotto il suo vestito, niente mutande, fica rasata e gonfia. La tocco, scivolosa. ‘Leccami,’ ordina. La butto sul letto, lenzuola fredde di clim. Gambe spalancate, odore muschiato misto a mare. Inghivio la lingua nella sua fessura, clit toro gonfio, lo succhio forte. Geme, ‘Sì, troia, mangiami la fica!’ Succhi il suo umore salato, dita dentro, due, tre, pompo veloce. Lei trema, spruzza in bocca. Io ansimo, ‘Ora tocca a me.’ Mi gira, 69 sul letto. La sua lingua penetra il mio buco, dita che aprono le chiappe. ‘Hai un culo perfetto,’ dice, lecca l’ano. Io ingoio il suo clitoride, mordo piano. Orgasmiamo insieme, urla che echeggiano, corpi sudati che scivolano.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Non basta. Si alza, prende lubrificante dal comodino. ‘Voglio il tuo culo.’ Mi metto a pecorina, lei infila un dito, poi due. Dolore dolce, poi piacere. ‘Cazzo, sei stretta.’ La sua lingua sul buco dilatato, poi vibro che spinge dentro. Io vengo di nuovo, fica che cola sul letto. Lei mi cavalca la faccia, fica bagnata che soffoca, ‘Bevi tutto!’ Succhio, ingoio. Ore di scopate, corpi esausti. ‘Parti presto?’ Sì, treno all’alba.
La mattina dopo, sul treno che sfreccia lungo la costa, sole che sorge sul mare. Ricordo il suo sapore salato, i gemiti, il sudore sulla pelle italiana bollente. Nessun nome vero, nessun numero. Solo anonimato totale, quella libertà di straniera in terra straniera. Ancora eccitata, mano tra le gambe discreta. Tornerò al mare, per un’altra sconosciuta.