L’Avventura Torrida nel Lounge dell’Hotel sul Mare Calabrese
Ero partita per una vacanza breve al mare in Calabria, lontana da tutto, da casa, dal giudizio di chi conosco. Tropea, quel sole che brucia la pelle, il sale che pizzica sulle labbra. Alloggio in un hotel rustico, con vista sulle onde. Il lobby lounge è accogliente, divani in cuoio caldo sotto la mia mano, aria condizionata che mi fa venire i brividi contro il caldo afoso fuori.
Lì incontro lui, Marco, un calabrese sui 50, divorziato, vive in una masseria vicina. Alto, un po’ solitario, con un cane epagneul che gli trotterella dietro. Parliamo al bar, un prosecco fresco in mano. ‘Sei qui da sola?’, mi chiede, occhi che scivolano sul mio décolleté. Io sorrido, ‘Sì, e mi piace l’anonimato. Lontana da casa, nessuno mi giudica’. Lui arrossisce un po’, confida che è solo da anni, la ex non lo soddisfaceva. Tensione palpabile, le sue mani sfiorano il mio ginocchio sul cuoio.
La Tensione che Sale nel Lounge
Poi il cane guaisce strano, si accascia. ‘Merda!’, esclama lui. Panico. Io, che ho studiato un po’ di veterinaria per hobby, ‘Calma, ho una siringa nel beauty, per emergenze’. Prendo la mia borsa, gliela faccio, adrenalina pura. Copriamo il cane con una coperta. I nostri sguardi si incrociano, nudi. ‘Grazie… non so come’, balbetta. Io, diretta: ‘Non c’è di che. Ma ora… ho voglia di te’. Silenzio pesante, il ronzio della clim, odore di mare che entra dalla porta.
Lo trascino nella sua stanza accanto, urgenza del mio treno domani mattina. ‘Domani riparto, sfruttiamo ora’, gli dico. Lui esita, ‘Sei sposata?’. ‘Non importa, qui tutto è permesso’. Lo spingo sul letto, ma no, lo voglio come l’ho immaginato: sul tavolo della camera, come una bestia.
Mi spoglio veloce, tette pesanti che rimbalzano, fica già bagnata dal sale e dall’eccitazione. Lui si cala i pantaloni, cazzo duro, venoso, pronto. ‘Mettiti a quattro zampe’, ringhio. Si piega sul tavolo, culo offerto. Io no, voglio che mi prenda lui. ‘Fottimi da dietro, forte’. Indosso il preservativo che ho in borsa – sempre preparata. Mi afferra i fianchi, cuoio del tavolo che scricchiola sotto di noi, entra di colpo. ‘Cazzo, che figa stretta!’, geme. Spinge, colpi secchi, palle che sbattono sul mio clito.
Sesso Crudo e Ricordo Infuocato
Io urlo, ‘Più forte, scopami come una troia!’. Sudore salato sulla schiena, gusto in bocca mentre lecco il suo collo. Mi fessa, schiaffi che bruciano, tette che oscillano. ‘Ti piace il mio cazzo?’, ansima. ‘Sì, riempimi, non fermarti!’. Gira, mi sbatte contro il muro, gambe aperte, mi lecca la fica prima, lingua dentro, succhia il mio succo. Poi di nuovo dentro, missionario sul tavolo, unghie nella sua schiena. Vengo urlando, spasmi, lui pompa, ‘Sto per venire…’. Fuori, rumore delle onde, sole che cala.
Finisce dentro il lattice, ansanti. Ci rivestiamo veloci, baci umidi. ‘Non dirò nulla’, sussurra. Io sorrido, ‘Né io. È stato perfetto’. Lo lascio lì, cane che si riprende. Torno in camera, doccia fredda, clim che mi gela i capezzoli ancora duri.
Il giorno dopo, sul treno per Roma, fisso il mare che sfreccia. Ricordo il suo cazzo che mi spacca, il sale sulla pelle, l’urgenza. Anonimato totale, solo un ricordo bollente. Lontana da casa, libera. Chissà se ripeterò.