La Mia Escapade Torrida nel Lounge di Parigi
Ero a Parigi per un viaggio d’affari, un evento all’Académie du Climat. Freddo di gennaio, luce arancione nei saloni, profumo di piccoli fours. Dopo le riunioni, mi rifugio nel lounge dell’hotel. Divani in cuoio morbido, aria condizionata che mi fa venire i brividi sulla pelle. Ordino un prosecco, le bollicine fredde sulla lingua.
Lo vedo entrare. Luca, il mio ex collega francese. Quelli che quattro anni fa mi dava filo da torcere in ufficio. Lui, con quel look casual che ora gli sta da dio, dimagrito, occhi furbi. Ci incrociamo per caso. ‘Sofia? Quanto tempo!’ dice, con quell’accento parigino. Ci sediamo vicini, il cuoio scricchiola sotto di noi. Parliamo del passato, risate nervose. Sento la tensione, l’eccitazione dell’ignoto. Lontana da Roma, nessuno ci giudica. Le sue mani sfiorano il mio ginocchio, io arrossisco. ‘Ti va una copa in più?’ sussurra. Il suo profumo, legno e spezie, mi invade.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
La chiacchiera diventa intima. ‘Ricordi le nostre discussioni accese?’ dico io, mordendomi il labbro. Lui sorride: ‘E come scordarle? Mi eccitavi’. Il cuore mi batte forte, la cl im fredda mi fa venire la pelle d’oca. ‘Andiamo da qualche parte?’ propongo, la voce tremante. Lui annuisce, occhi famelici. Ci alziamo, urgenza nel passo. Nel corridoio del lounge, dietro una porta tecnica, buio pesto. Solo il rumore lontano della festa.
Lo spingo contro il muro, lo bacio vorace. Lingue che si intrecciano, sapore di vino. ‘Voglio assaggiarti’, dico. Mi inginocchio sul pavimento freddo, gli slaccio i pantaloni. Il suo cazzo balza fuori, duro, venoso. Lo prendo in bocca, lo lecco dalla base alla cappella, gusto salato del presperma. Gemo, lui mi afferra i capelli: ‘Cazzo, Sofia, sei una troia perfetta’. Succhio forte, la sua cappella mi riempie la gola, sbavo. Lui ansima, ‘Sto per venire’. Ma lo fermo: ‘Non ancora’.
La Scopata Intensa e il Ricordo Ardente
Mi alzo, gli abbasso le mutande. ‘Ora tocca a te’. Mi siedo su una cassa, apro le cosce. Aria fredda sulla figa bagnata. Lui si inginocchia, mi lecca le labbra gonfie, la lingua sul clitoride. ‘Oh merda, sì…’, gemo piano. Sento il suo fiato caldo, il rumore umido. Infila un dito, poi due, crocheggia dentro. ‘Vieni per me’, ordina. Esplodo, squirto in bocca sua, gambe tremanti. ‘Buona ragazza’, mormora.
Non basta. ‘Scopami’, dico, girandomi. Mi piego, figa esposta. Entra di colpo, il cazzo mi riempie, duro e profondo. ‘Prendilo tutto, puttana italiana’, grugnisce, sbattendomi. Schiaffi sul culo, bruciano. Io urlo sommesso: ‘Più forte, cazzo!’. Mi penetra senza pietà, il rumore di pelli che sbattono, sudore salato sulla schiena. Sento l’orgasmo montare, contrao la figa sul suo cazzo. Lui accelera: ‘Ti riempio’. Gira, sborra sulla mia cazzo di culo, caldo fiotti bianchi.
Ci rivestiamo veloci, cuori impazziti. ‘Devo prendere il volo per Milano domattina presto’, dico, ridendo nervosa. Lui mi bacia: ‘Anonimi per sempre’. Torno in camera, cl im gelida, lenzuola fresche. Ricordo il suo cazzo in bocca, la lingua sua sulla mia figa, l’urgenza del distacco. Nessun nome, nessun rimpianto. Solo libertà, lontano da casa. Sul volo, il rombo dei motori, sorrido pensando a quell’escalade torride. Parigi, ti porterò nel cuore… e nella figa.