La Mia Avventura Torrida nel Lounge di un Hotel sul Mare
Ero in vacanza al mare in Sicilia, quel caldo afoso di agosto che ti appiccica la pelle, odore di salsedine ovunque. Lontana da casa, da tutto, libera. Niente giudizi, solo desiderio puro. Ho messo una gonna nera fluida, lunga fino al ginocchio, che ondeggia ipnotica quando cammino. Sopra, camicetta di seta beige, sbottonata quel tanto per far intravedere il reggiseno rosso fuoco. Tacchi quadrati otto centimetri, bottine cuoio marrone, passo felino. Capelli sciolti, rossetto scarlatto. Pronta per cacciare.
Scendo nel lounge dell’hotel, divani di pelle che scricchiolano sotto il peso, aria condizionata gelida che mi fa venire i brividi sui capezzoli. Luci soffuse, rumori di bicchieri, vista sul Mediterraneo che scintilla al tramonto. Mi siedo al bancone, ordino un whisky torbato, Laphroaig, forte come il mio umore. Lo vedo subito: un ragazzo sui trent’anni, occhialuto, timido, solo con una birra. Mi guarda, abbassa gli occhi. Straniero, forse francese, carne fresca. Mi avvicino, mi appoggio accanto a lui, gonna che sfiora la sua gamba.
L’Incontro Inatteso e la Tensione che Sale
“Mi offri un drink?” gli dico diretta, voce bassa, sensuale. “Ehm… sì, certo,” balbetta, occhi spalancati come un pesce fuor d’acqua. “Jeremie,” si presenta. “Io Sofia. Ti piacciono le donne italiane, Jeremie?” Arrossisce, farfuglia sì. Parlo io, lo stuzzico: sul suo lavoro, la sua timidezza, le sue fantasie. Beve due birre, si scioglie un po’. Sento l’urgenza: il mio volo domani mattina presto. “Ho voglia di te. Vieni in camera mia?” Non esito. Mi prende per la vita, mano tremante, usciamo. Il suo profumo fresco, misto a sudore nervoso.
In ascensore, lo bacio famelica, lingua che invade la sua bocca inesperta. Mani sui suoi pantaloni, sento il cazzo già duro. “Piano, Sofia…” mormora. “No, ora,” ribatto. Entriamo in stanza, aria gelida, lenzuola fresche, finestra aperta sul rumore delle onde. Lo spingo sul letto king size, gli slaccio la cintura. Pantaloni giù, boxer tesi. “Bello il tuo uccello,” dico leccandomi le labbra. Lo prendo in bocca, succhio piano, lingua sul glande salato. Geme, mani nei miei capelli. Io mi spoglio, fica già bagnata, capezzoli turgidi.
Il Sesso Esplosivo nella Stanza con Vista Mare
Lo cavalco, lo lego i polsi alla testiera con una sciarpa di seta. “Stai fermo, fammi godere.” Gli verso olio ylang-ylang sul petto, scivolo su di lui, tette che sfregano la sua pelle liscia. Odore floreale, viscoso, elettrico. Mi sposto, fica sul suo viso: “Leccami.” Lingua goffa ma affamata, naso che preme sul clitoride, mi inondo. Grido, tremante. Poi lo libero parzialmente, mi metto a pecorina: “Scopami forte, come una troia.” Entra di colpo, cazzo duro che mi riempie, palle che sbattono sulle cosce. Sudore salato sulla schiena, calore del suo corpo, colpi selvaggi. “Cazzo, sì! Più forte!” urlo. Lui ansima, mi afferra i fianchi, pompa furioso.
Vengo urlando, fica che pulsa, lui esplode dentro il preservativo, caldo fiotto represso. Ci accasciamo, corpi appiccicosi, respiro affannato. Pochi minuti di silenzio, poi: “Devi andare, tesoro. Il mio aereo presto.” Lo guardo negli occhi sgranati. “Già?” protesta. “Sì, anonymato totale.” Lo mando via con un taxi, porta chiusa. Mi infilo sotto la doccia, acqua bollente lava il sale, il suo odore. Sdraiata sul letto, finestra aperta, brezza marina, ripenso: quel cazzo timido che mi ha sfondata, l’urgenza del distacco. Domani volo a Milano, nessuno saprà. Libertà pura, lontana da casa. Che goduria.