La Mia Follia nel Garage dell’Hotel in Sardegna
Ero in vacanza al mare in Sardegna, sole cocente fuori, aria gelida del lobby dell’hotel che mi faceva venire la pelle d’oca sotto la giacca di cuoio logora. Sudavo lo stesso, quell’odore acre di ascelle che mi eccita sempre. Avevo bisogno di staccare, lontano da casa, da occhi che giudicano. Qui potevo essere me stessa: grande, robusta, con queste tette enormi che spingono contro la zip.
Aspettavo l’ascensore, impaziente. Arriva lui, un tipo straniero, francese credo, magro, timido, con occhiali. Mi guarda di sfuggita, poi fissa il pavimento. Lo spingo con il gomito per entrare, occupo tutto lo spazio. ‘Scusa’, mormora. Io rido, bassa, gutturale. ‘Ti piaccio, eh?’. Silenzio. Sento il suo respiro accelerare, l’ascensore puzza di cuoio dei sedili del lobby ancora attaccato ai vestiti.
L’Incontro nel Lobby e la Tensione che Sale
Le porte si chiudono. Lo fisso. ‘Guardami le tette, dai, lo fai da minuti’. Arrossisce, ma non nega. Appoggio la mano sulla sua coscia, sento il cazzo indurirsi sotto i jeans. ‘Bandisci forte, piccolo porco’. Lui balbetta: ‘Sì… sei… incredibile’. Io apro la zip, libero una tetta, capezzolo duro come pietra. ‘Toccale’. Le sue mani tremano, le strizza, io gemo piano. L’ascensore vibra, scende. Premo -2, garage. ‘Andiamo’. Lo trascino in un angolo buio, dietro le macchine, su una panca di cemento grezza.
Fuori, il rombo dei motori lontani, eco nel parcheggio sotterraneo. Clima umida, odore di gomma bruciata e mio sudore salato. Gli slaccio i pantaloni, cazzo salt out, duro, venoso, cappella rossa. ‘Buono’, dico, lo prendo in bocca. Lo succhio vorace, saliva che cola, lui ansima: ‘Oh cazzo…’. Lecco le palle, sudo, il mio odore lo impazzisce. ‘Mi fai impazzire’, confessa.
Mi alzo, mi abbasso i jeans. Niente mutande, figa rasata a metà, peli selvaggi, già fradicia. ‘Toccami’. Le sue dita entrano, scivolano nel miele caldo. ‘Sei bagnata da morire’. Io rido: ‘Per te, straniero. Voglio il tuo cazzo ora’. Lo spingo sulla panca, lo cavalco. Mi infilo quel palo fino in fondo, figa che stringe, succhia. Muovo i fianchi ampi, tette che sbattono sul suo viso. ‘Leccale!’. Geme, morde i capezzoli. Accelerò, sudore cola tra noi, puzza di sesso puro.
Sesso Selvaggio nel Sottosuolo dell’Hotel
Vengo prima, urlo come una bestia, jus che squirta sulle sue palle. Lui resiste poco, sborra dentro, caldo, abbondante. ‘Cazzo sì!’. Non basta. Mi giro, culone in aria contro il muro freddo. ‘Fottimi forte, spaciami’. Entra da dietro, mi sbatte, mani sui fianchi larghi. Ogni colpo eco nel garage, rischio di rumori, una macchina passa vicina, cuori in gola ma non ci fermiamo. ‘Più forte!’. Grognio, spingo indietro, figa che schizza. Viene di nuovo, mi riempie, trema.
Cinque minuti, gambe molli, figa gocciolante. Ci rivestiamo veloci. ‘È stato… incredibile’, dice, occhi lucidi. ‘Torna stanotte?’. Scrollo spalle: ‘Parto domani, volo per Roma. Anonimi per sempre’. Lo bacio rude, esco. Salgo in camera, doccia fredda, gusto di sale e sperma in bocca.
Ora, in aereo, motori che ruggiscono, rivivo tutto. La libertà del viaggio, nessuno sa, nessuno giudica. La figa pulsa ancora, sorrido. Prossima tappa, altra preda.