Atmosfera intima da boudoir

L’Avventura Torrida nel Lounge dell’Aeroporto

Ero lì, a Fiumicino, in ritardo per il mio volo d’affari verso Milano. 32 anni, bruna con pelle olivastra, vestita da donna in carriera: tailleur nero attillato, sotto un completino di pizzo che mi fascia le tette sode e il culo tondo. Fa un caldo boia fuori, ma nel lounge VIP l’aria condizionata mi gela la pelle, i capezzoli duri sotto la camicetta. Mi siedo su quel divano di cuoio nero, appiccicoso contro le cosce nude – ho messo le autoreggenti con la ganascia larga, quelle che slittano piano piano.

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Lo vedo entrare: alto, sui 40, straniero, forse tedesco, camicia bianca aperta sul petto villoso, pantaloni che tirano sul pacco gonfio. Si siede vicino, odore di colonia misto a sudore fresco. ‘Buonasera’, dice con accento duro. Io sorrido, accavallo le gambe, la gonna sale un po’. Parliamo del volo in ritardo, del caldo romano che ci fa sudare. ‘Senti il cuoio qui? È umido per la condensa’, gli dico toccandomi la coscia. Lui fissa, gli occhi scendono. Io apro un filo le ginocchia, gli lascio intravedere il pizzo nero della mutandina.

L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale

‘Sei italiana? Bellissima’, mormora. Io rido piano, ‘Sì, e tu? Sembri uno che viaggia molto’. Le sue mani grandi sul bracciolo, sfiorano la mia. Brivido. Il rumore dei motori lontani, annunci al microfono. L’urgenza mi eccita: nessuno ci conosce, parto tra un’ora. ‘Ho caldo’, dico, slaccio un bottone. Lui deglutisce, il rigonfiamento nei pantaloni cresce. ‘Mostrami di più’, sussurra. Io esito, guardo intorno – lounge semivuoto, angolino privato dietro la parete. Mi alzo, ‘Vieni’. Lo porto lì, contro il muro.

Le sue mani mi palpano il culo, ‘Cazzo, che fica soda’. Io gli slaccio la cintura, tiro giù la zip. Il cazzo salta fuori, grosso, venoso, cappella rossa lucida di precum. ‘Mmm, duro per me?’, dico afferrandolo. Caldo, pulsante. Lui mi spinge contro il muro, freddo sulla schiena, mi alza la gonna. ‘Sei bagnata, troia’. Sì, la mutanda fradicia. Mi strappa le autoreggenti, leccandomi la figa rasata. Lingua ruvida sul clitoride, succhia forte. Io gemo piano, ‘Piano, c’è gente… ahh sì, leccami lì’. Il sapore salato della mia eccitazione, misto al suo sudore.

L’Esplosione di Passione e l’Addio Frettoloso

Non resisto. Mi inginocchio sul cuoio duro del pavimento, lo prendo in bocca. Gola piena, lo incullo profondo, saliva che cola. ‘Cazzo, che bocca calda’, ansima lui, afferrandomi i capelli. Io pompo veloce, la lingua sul frenulo, le palle pelose contro il mento. Lui trema, ‘Sto per venire’. No, lo fermo, ‘Non ancora. Sborrami in figa’. Mi alzo, gli volto le spalle, appoggio al muro. Lui mi sbatte dentro di colpo, cazzo spesso che mi spacca. ‘Ahh! Sì, scopami forte!’, urlo piano. Colpi secchi, palle che sbattono sul mio culo. Sudore che cola tra le tette, aria gelida sui capezzoli. Lui mi morde il collo, ‘Fica stretta, italiana puttana’. Io vengo prima, figa che si contrae, schizzi sul pavimento. Lui spinge, ‘Prendo il tuo utero’, e sborra dentro, caldo fiotti che mi riempiono.

Ci rivestiamo veloci, respiri affannati. ‘Il mio volo’, dico baciandolo. Lui sorride, ‘Anonimi per sempre’. Esco dal lounge, gambe molli, figa che gocciola sperma nelle mutande. Sul gate, seduto, il rumore dei motori mi ricorda i suoi gemiti. Libera, lontana da casa, nessuno sa. Che eccitazione, quell’urgenza del partenza. Vorrei rifarlo domani.

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