Donna in bikini in riva al mare

La Mia Scopata Folle nel Lounge dell’Aeroporto di Roma

Mi chiamo Laura, sono romana doc, 35 anni, curve da urlo e un fuoco dentro che non si spegne mai. Ero di ritorno dalle vacanze al mare in Puglia, quel sole cocente che ti brucia la pelle, sale che pizzica sulle labbra. Escalo a Fiumicino, ore da ammazzare. Entro nel lounge VIP dell’aeroporto, aria gelida della clim che mi fa venire la pelle d’oca sotto il vestitino leggero, contatto morbido del divano in pelle nera contro le cosce nude. Rumore attutito dei motori lontani, calici che tintinnano.

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Lo vedo lì, solo al bancone: alto, spalle larghe, occhi azzurri da nordico, forse svedese o danese, camicia sbottonata che lascia intravedere pettorali tatuati. Mi guarda, sorrido io per prima. ‘Posso sedermi?’, chiedo con voce bassa, gambe accavallate ad arte. ‘Certo, bellezza italiana’, risponde con accento sexy, mano che sfiora la mia mentre prende il menu. Parliamo di viaggi, lui è Johan, da Stoccolma, volo per Madrid tra due ore. Bevo un prosecco fresco, bollicine che pizzicano la lingua, il suo ginocchio preme contro il mio, calore che sale. ‘Sei lontana da casa, libera no?’, sussurra, dita che tracciano cerchi sulla mia coscia. Sento la figa che si bagna, urgenza del suo partenza mi eccita da morire. ‘Andiamo via da qui?’, dico io, lo prendo per mano.

L’Incontro nel Lounge e la Tensione che Sale

Corriamo al nearby hotel dell’aeroporto, camera anonima, lenzuola fredde, finestra con vista piste. Bacio famelico, lingue che si intrecciano umide, sapore di vino e sudore. Gli slaccio la cintura, cazzo già duro che spinge contro i jeans. ‘Cazzo, quanto è grosso’, penso, lo libero: venoso, cappella viola gonfia. Lo prendo in mano, lo lecco piano dalla base, saliva che cola, lo infilo in bocca fino in gola. Geme forte, ‘Suce come una troia italiana’, mani nei miei capelli neri. Mi alzo, gli tolgo il vestitino, tette sode che rimbalzano, capezzoli duri come sassi. Mi butta sul letto, mi apre le cosce, ‘Figa rasata e fradicia’, dice leccandomi il clitoride gonfio, lingua che vortica, due dita dentro che mi scopano veloci. Urlo, ‘Più forte, Johan!’. Mi gira a pecorina, specchio davanti: vedo la mia faccia da troia, lui mi sbatte il cazzo dentro di colpo, ‘Stretta e calda, cazzo!’, colpi potenti, palle che schiaffeggiano il culo. Sudore che cola tra le tette, profumo di sesso nell’aria climatica. Mi fa girare, gambe sulle spalle, mi penetra profondo, ‘Vengo dentro?’, ansima. ‘Sì, riempimi!’, grido. Esplode, sperma caldo che mi inonda, io vengo tremando, figa che pulsa.

Dopo, fumiamo nudi sul balcone, corpi appiccicosi, sale e sudore sulla pelle. ‘Devo andare’, dice lui, bacio ultimo, anonimo totale. Lo guardo sparire verso il gate, io riprendo il treno per Roma. Ricordo il suo cazzo in bocca, il sapore amaro dello sperma, quel brivido di libertà lontana da tutti. Nessuno sa, nessuno giudica. Solo io, con un sorriso segreto e la figa ancora umida.

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