La Mia Avventura Selvaggia nel Lounge dell’Aeroporto di Roma
Ero in scalo a Fiumicino, diretta in Sardegna per una vacanza al mare. Caldo afoso fuori, ma nel lounge VIP l’aria condizionata gelida mi faceva venire i brividi. Seduta sul divano di cuoio nero, pelle appiccicosa contro le cosce nude sotto la gonna leggera. Sorseggiavo un prosecco, il rumore sordo dei motori in lontananza. Lui era lì, un francese alto, muscoloso, occhi azzurri penetranti. Capelli neri scompigliati, camicia aperta sul petto abbronzato. I nostri sguardi si incrociarono. Sorriso complice. ‘Sei italiana? Bellissima’, disse con accento sexy. Mi avvicinai, il cuoio scricchiolò sotto di me. Parlammo di viaggi, di libertà lontani da casa. La sua mano sfiorò la mia coscia, casuale? No, intenzionale. Cuore che batteva forte, fica che si bagnava piano. ‘Ho una camera nell’hotel dell’aeroporto, solo due ore prima del volo’, mormorò. Esitai un secondo, poi: ‘Andiamo’.
La porta della camera si chiuse con un click. Clima artificiale fredda, ma i nostri corpi bollenti. Lo spinsi sul letto, gli slacciai la cintura. ‘Fammi vedere cosa nascondi’, dissi ridendo. Tirai giù i pantaloni e… porca puttana, un cazzo mostruoso! Enorme, spesso come il mio polso, vene gonfie, cappella viola lucida di pre-sborra. ‘Cazzo, è gigantesco!’, esclamai. Lui ghignò: ‘Ti piace, troia italiana?’. Mi inginocchiai, lo presi in bocca. Labbra che si tendevano al massimo, solo la cappella entrava, salata di sudore. Leccai le palle pesanti, pelose, profumo muschiato. Succhiavo forte, gola che si contraeva, bava che colava. ‘Mmm, sì, succhia quel cazzo grosso!’, grugniva lui, mani nei miei capelli. Mi scoppiava la fica, mutande fradice. Mi alzai, mi spogliai nuda. Seni grossi che rimbalzavano, capezzoli duri. Mi cavalcai sopra, guida la cappella sulla fessura bagnata. ‘Piano, è troppo grosso!’, ansimai. Entrò piano, mi dilatava da morire, dolore dolce che diventava piacere puro. ‘Aaah, mi spacchi la fica!’, urlai. Cavalcavo forte, il letto cigolava, puzza di sesso nell’aria. Lui mi afferrò le chiappe, spinse su, cazzo fino in fondo, colpiva il collo dell’utero. Orgasmo violento, squirto che bagnava le lenzuola. ‘Cazzo, sgoccioli come una fontana!’, rise. Mi girò a pecorina, mi inculò senza pietà. ‘No, aspetta… aaah sì, inculami!’. Il suo cazzo enorme apriva il culo stretto, bruciava, ma eccitava da matti. Pompatura selvaggia, palle che sbattevano sul mio clito. ‘Ti riempio di sborra!’, ruggì. Sgorgò litri di sperma caldo, colava dalle mie labbra gonfie. Ne eiaculò altra sulle tette, le leccai via, gusto salato-amaro. Due ore di scopate: bocca, fica, culo. Esausti, sudati, corpi appiccicosi di sudore e fluidi.
L’Incontro Casuale e la Tensione che Sale
Ora sono sul volo per la Sardegna, sedile vibrante per i motori. Fisicamente distrutta, fica e culo doloranti, ma sorrido. Nessun nome, nessun numero. Solo anonymat totale, urgenza del viaggio che rende tutto permesso. Lontana da casa, nessuno mi giudica. Rivivo il suo cazzo mostruoso in bocca, il sapore del suo sperma, i gemiti. Mi tocco piano sotto la coperta, già bagnata di nuovo. Che avventura, cazzo. Tornerò in quel lounge.