La Mia Avventura Erotica nel Lounge dell’Hotel sul Mare

Ero partita da Milano per un weekend al mare a Rimini, libera, lontana da tutto. L’aria salmastra mi eccitava già, il sole italiano che scottava la pelle attraverso i vetri dell’hotel. Nel lounge, divani di cuoio morbido che mi accarezzavano le cosce sotto la gonna leggera, aria condizionata gelida che mi induriva i capezzoli. Lui era lì, un francese alto, muscoloso, occhi da predatore, camicia aperta sul petto abbronzato. Seduto al bar, sorseggiava un drink. I nostri sguardi si incrociarono. ‘Ciao bella, sei italiana?’ mi disse con accento sexy. Sorrisi, mi avvicinai. ‘Sì, e tu? Di passaggio?’ Parlammo, flirt flirttante, risate. La sua mano sfiorò la mia coscia, ehm, un brivido. ‘Andiamo a fare un giro?’ propose. Il cuore batteva forte, l’urgenza del suo volo domani mattina mi gasava. Libertà totale, nessuno ci conosceva.

Uscimmo, salimmo sulla sua macchina parcheggiata vicino alla spiaggia. Interni di pelle calda, odore di mare e colonia maschile. Parcheggiammo in un viottolo isolato, tra dune e pineta. Le sue mani sotto la gonna, ‘Sei bagnata già’, mormorò. Sì, lo ero. Gli slacciai i pantaloni, tirai fuori il cazzo duro, grosso, venoso. ‘Mmm, che bel cazzo’, gli dissi, lo presi in bocca. Succhiavo piano, lingua sul glande, saliva che colava. Lui mi infilò due dita nella fica, massaggiava il mio punto G. Venni forte, squirting sul sedile, ‘Oh cazzo, sììì!’. Ma ehi, arrivarono ciclisti dal sentiero dietro. ‘Nasconditi!’, gli dissi ridendo nervosa. Coprì con una felpa, ma la sua lingua continuò a leccarmi piano la fica sotto. Passarono, rumorosi, sudati.

L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale

Ripresero, ma la sfortuna: un’auto di vecchie signore si avvicinò. ‘Merda, spostiamoci!’, ridemmo. Guidammo verso le colline, vergereti, mucche al pascolo. Nuovo spot, dietro. Mi spogliò, tette libere, succhiò i capezzoli duri come sassi. Mi mise a cavalcioni, il suo cazzo entrò tutto nella mia fica stretta, bagnata di succo. ‘Scopami forte!’, urlai. Cavalcavo, salivo e scendevo, palle che sbattevano sul mio culo. Sudore salato sulla pelle, sapore di mare in bocca. Ancora interruzione: gruppo di ciclisti pensionati! ‘Porca puttana!’, ridemmo spostandoci. Poi quad che pétaradavano. Nervi a fior di pelle, eccitazione alle stelle.

L’Esplosione di Passione Senza Freni

Finalmente, un viottolo nei boschi, nascosto dalla vegetazione primaverile. Pace. Aprimmo la portiera, levrette sul sedile, io in ginocchio, culo in aria. Lui dietro, cazzo che mi sfondava, mani sui fianchi. ‘Ti sfondo la fica, troia!’, grugniva. Io: ‘Sì, dammelo tutto, fammi male!’. Colpi potenti, clitoride sfregato, venni di nuovo, tremando. Lui accelerò, ‘Sto venendo!’, sborrò dentro, caldo, tanto, che colava sulle cosce. Gemiti, odore di sesso, sale sulla pelle, rumore onde lontane.

Dopo, sudati, ci rivestimmo. ‘Devo prendere il mio volo presto’, disse baciandomi. Io avevo il treno sera per Milano. Mentre camminavo verso la stazione, fica piena della sua sborra che bagnava le mutande, rivivevo tutto. L’anonimato totale, quel brivido dell’ignoto, la libertà di essere puttana lontana da casa. Nessuno sa, solo io e quel ricordo torride che mi fa masturbare ancora.

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