L’Incontro Infuocato nel Lounge dell’Aeroporto
Ero appena atterrata a Malpensa dopo un reportage a Dubai. Il sole italiano filtrava fioco dalle vetrate dell’aeroporto, ma dentro il lounge VIP regnava l’aria condizionata gelida. Sedie di cuoio nero, morbide contro la mia pelle sudata. Odore di caffè forte e profumi costosi. Mi ero tolta la giacca, camicetta sbottonata quel tanto che basta per far intravedere il reggiseno di pizzo.
Lui era lì, appoggiato al bancone. Alto, occhi azzurri, camicia bianca aperta sul petto abbronzato. Americano, forse. O svedese. Non importava. Mi ha guardata. Lungo. Io ho ricambiato, mordendomi il labbro. ‘Ciao’, ha detto con accento straniero. ‘Sembri stanca, ma… eccitante.’ Ho riso piano. ‘Volto di notte. Tu?’ ‘Stesso. Birra?’ Abbiamo chiacchierato. Nomi falsi. Destinazioni vaghe. La sua mano ha sfiorato la mia sul bracciolo di cuoio. Calda. Elettrica. Sentivo il cuore battere forte, il rumore sordo dei motori in lontananza. L’urgenza del volo imminente mi eccitava. Lontana da casa, nessuno mi giudicava. Ero libera.
La scintilla nel lounge VIP
‘Ti va una pausa privata?’, ha sussurrato, gli occhi fissi sui miei seni. Ho annuito. ‘Sì. Ora.’ Ci siamo alzati. Il lounge aveva una saletta riservata, con divano ampio e porta che si chiudeva a chiave. Dentro, buio soft, aria fredda che mi ha fatto venire i brividi. Lui mi ha spinta contro il muro, bocca sulla mia. Baci umidi, lingue che si intrecciano. Gusto di birra e menta. Le sue mani sotto la gonna, dita ruvide sulle cosce. ‘Sei bagnata già’, ha mormorato. ‘Cazzo, sì.’
Mi ha girata, gonna alzata. Mutandine strappate di lato. Il suo cazzo duro contro il mio culo. ‘Lo vuoi?’ ‘Fottimi. Subito.’ Me l’ha infilato dentro, secco. La fica stretta, lubrificata dal desiderio. Gemiti soffocati per non farci sentire. Spinte violente, il cuoio del divano che scricchiola sotto di noi. Sudore salato sulla pelle, gusto che leccavo dal suo collo. ‘Più forte, stronzo.’ Lui accelerava, palle che sbattevano. Mi ha presa per i capelli, tirando. Dita sul clitoride, sfregando crudele. Io tremavo, venivo urlando piano, pareti che pulsavano intorno al suo cazzo gonfio.
La scopata selvaggia e l’addio
‘Girati.’ Mi ha sdraiata sul divano, gambe spalancate. Mi ha leccato la fica, lingua dentro, succhiando il mio succo misto al suo. ‘Deliziosa, troia italiana.’ Poi di nuovo dentro, missionario feroce. Seni fuori, capezzoli morsi. Il suo fiato caldo sul viso, odore di uomo. ‘Vengo’, ha grugnito. ‘Dentro. Riempimi.’ Ha esploso, sborra calda che colava fuori. Restammo fermi, ansanti. Cinque minuti. Solo quello. Tempo rubato.
Mi sono rivestita in fretta. ‘Il mio volo.’ Lui ha sorriso. ‘Il mio treno.’ Niente numeri, niente nomi veri. Solo un bacio salato. Esco dal lounge, aria condizionata che mi gela il sudore tra le cosce. Cammino verso il gate, il rumore dei motori che ruggisce. Sorrido tra me. Quell’odore di sesso ancora addosso, fica dolorante e piena. Anonimato totale. Lontano da casa, tutto è permesso. Non lo rivedrò mai. E questo mi fa venire voglia di ripartire subito.