La Mia Avventura Erotica nel Lounge di Milano: Sesso Selvaggio con uno Sconosciuto
Ero a Milano per un viaggio d’affari, due giorni di riunioni snervanti. L’aeroporto di Linate brulicava di gente, ma io avevo l’accesso al lounge VIP dell’hotel vicino. Il sole italiano filtrava dalle vetrate, caldo e appiccicoso sulla pelle. Mi siedo al bar, ordinando un prosecco fresco. La clim ronzava piano, contrastando l’afa esterna. Indosso un vestitino leggero, aderente sulle curve, senza reggiseno. Sento gli occhi su di me.
Eccolo lì, un ragazzo giovane, sui venticinque, pelle olivastra, tatuaggio di un serpente sul braccio muscoloso. Siede solo, sorseggia un whisky, mi fissa con un sorriso sfacciato. ‘Ciao bella, da dove vieni?’, mi dice con accento del sud, voce bassa e rauca. Io rido, ‘Da Roma, ma qui mi sento lontana da tutto’. Parliamo, flirt leggero. Il suo profumo maschio mi invade, sudore misto a colonia. Le sue mani grandi sul bicchiere di cuoio del divano. La tensione sale, gambe che si sfiorano. ‘Andiamo di sopra?’, sussurra. Cuore che batte forte. Lontana da casa, nessuno mi giudica. Annuisco.
L’incontro fortuito nel lounge e la tensione che sale
In ascensore, le sue labbra sulle mie, lingua che invade, mani che palpano il mio culo sodo. Entriamo in camera, 312, buio pesto, solo luce della città. La clim gelida mi fa venire i brividi, capezzoli duri. Mi strappa il vestito, ‘Cazzo, che tette perfette’, ringhia. Io gli slaccio i jeans, il suo cazzo balza fuori, duro come ferro, circonciso, vena pulsante, grosso e curvo. ‘Voglio sentirlo dentro’, gli dico ansimando. Lo spingo sul letto, lo lecco dalle palle al glande, sapore salato di sudore. Geme, ‘Succhia più forte, troia’.
Mi sdraio, apro le cosce. La sua lingua sulla fica bagnata, clitello gonfio, mi lecca vorace, dita dentro che spingono. ‘Sei fradicia’, mormora. Io urlo, primo orgasmo che mi squassa, liquido che sgorga. Poi mi monta, cazzo che entra piano, poi a fondo, ‘Prendilo tutto!’. Mi scopa rude, fianchi che sbattono, palle che schiaffeggiano il culo. Sudore che cola, pelle appiccicosa, odore di sesso. ‘Più forte, fottimi la fica!’, grido. Lui accelera, mi gira a pecorina, mano nei capelli, penetra profondo. Sento il glande contro il collo dell’utero. Gemo, tremo, vengo di nuovo, pareti che si stringono sul suo cazzo.
La scopata intensa e il piacere senza limiti
‘Girati, cavalca’, ordina. Salgo sopra, fica che ingoia quel palo duro, su e giù selvaggia. Le mie tette rimbalzano, lui le morde i capezzoli. Mi masturbo il clit mentre lo cavalco, ‘Guardami, sto venendo!’. Orgasmo violento, squirto sul suo ventre. Lui non resiste, ‘Sto per sborrare!’, e mi riempie, sperma caldo che schizza dentro, trabocca. Resto lì, cazzo molle nella fica cremosa, lacrime di piacere. ‘Ancora’, sussurro. Glielo pompo duro di nuovo, lo cavalco piano, poi lo spingo via e mi tocco davanti a lui, dita nella fica piena di sborra, ‘Guarda come godo per te’. Viene una seconda volta guardandomi, sperma sulle tette.
Esausti, corpi appiccicati, sudore e sesso. Lui si riveste, ‘È stato pazzesco, ciao’. Bacio veloce, esce. Io sotto la doccia, acqua bollente lava il sale dalla pelle, ma l’eccitazione pulsa ancora. Guardo l’orologio: volo per Roma tra un’ora. In taxi verso Linate, finestre fumé, ricordo il suo cazzo in me, l’urgenza del distacco. Nessun nome, nessun numero. Solo piacere puro, anonimo. Lontana da casa, libera. Il rombo dei motori mi eccita ancora, mutandine umide. Torno a vita normale, ma quel brivido mi scalda i pensieri.