La Zia Proibita dell’Hotel: Passione Inattesa in Viaggio d’Affari
Ero partita da Roma per Parma, un altro viaggio d’affari. Il treno un inferno, sudore salato tra le cosce, il sole italiano che bruciava fuori dal finestrino. Arrivo in hotel esausta, aria condizionata che mi raggela la pelle umida. Prendo l’ascensore, odore di cuoio nel lobby VIP. Mi butto sul bar, birra fresca che scende giù.
Hélène, la serveuse sulla cinquantina, curve ancora sode, mi fissa. L’avevo scopata mesi prima, due notti di fica bagnata e gemiti soffocati. Ora sguardi complici. Il bar si svuota, coppia sospetta se ne va. Aiuto con la serranda inceppata, mani che si sfiorano. Il suo palmo caldo sotto il mio. La tiro a me, bacio sulla guancia, lei gira la testa. Labbra morbide, lingua che invade. Breve, ma elettrico.
L’Incontro Casuale e la Tensione al Bar
“Non posso salire da te, la padrona dorme sopra.” Sussurra, dito sulle labbra. Spegne luci, mi trascina in cucina. Baci profondi, mani sui suoi seni pesanti. “Andiamo da te?” Annuisce, auto sul parcheggio, motore che romba nella notte tiepida.
Appartamento curato, profumo di lavanda. La spingo contro il muro, le tiro giù la gonna. Fica rasata, già umida. Le infilo due dita, lei geme “Sì, troia…”. Leccata sul collo, sapore di sale. Ma erano solo assaggi. Tornavo spesso, notti rubate.
Un mercoledì, finisco presto dal cliente. Tre e mezza, senza avvisare. Hélène apre, bacio frettoloso. Profumo forte, muschiato. Sul divano, zia Denise. Settantenne, truccata pesante, rossetto sbavato. “Piacere, chiama Ninette, non tata Nini.” Mi siede di fronte, caffè sul tavolino.
Si china per lo zucchero, gonna plissée viola. Cosce bianche sopra i collant grigi. Nessuna mutanda. Fica esposta: peli grigi radi, fessura stretta, asciutta. Cuore batte forte, clitoride mio che pulsa. Lei sa, sorride maliziosa. Prende biscotti, vista di nuovo: labbra vulva che si schiudono un filo. Vorrei leccarla lì, davanti a Hélène.
Parla colta, ma io fisso le sue cosce. Un’ora così, eccitazione che sale. “Vado, lasciarvi.” Ultima apertura gambe, fessura bagnata ora. Bacio d’addio, bocca sul lato delle sue labbra. Stringe mano forte. “Vieni da me, terzo piano, porta di fronte ascensore. Conta su di me.”
Con Hélène cena tiepida, non vengo pensando alla zia. Notte frustrata. Parto presto, ma ritorno quella settimana, Hélène in Grecia. Cinque in punto, interfono. “Henri? No, Sofia, amica Hélène.” Porta aperta.
L’Esplosione Erotica nella Sua Stanza
Senza trucco, robe de chambre rosa. Bacio diretto, lingua vorace. “Ho voglia di te da quel giorno.” Mi trascina in camera, letto morbido. Slega cintura, robe cade. Chemise notte cotone, tette enormi, capezzoli eretti. Culotte gainante, lotta per toglierla. Nuda: pancia morbida, cosce lisce, poche rughe.
“Prendimi, sono vecchia ma brava.” Mi spinge sul letto, lecca capezzoli miei, mordicchia. Mani sulla mia fica rasata, dita dentro, “Bagnata fradicia, puttanella.” Geme mentre infila tre dita, pollice su clitoride. Io ansimo, “Cazzo, sì!”
Mi allargo, lecco il suo clitoride fripato, gonfio. Sapore aspro, maturo, salato. Buco largo, un dito facile dentro, pareti flaccide ma calde. Lei trema, “Le vecchie leccano meglio!” Gambe alzate, souple. Lingua nel suo buco, succhio succo scarso. Orgasmo la scuote, urla soffocate.
Tribbing: fiche che sfregano, clitoridi duri. Io vengo prima, spruzzo sul suo ventre. Lei dopo, corpo convulso. Baci umidi, odore sesso ovunque. Clim della stanza ronzante, corpi sudati.
“Non resti notte.” Mi vesto, bacio finale. Esco, ascensore silenzioso.
Treno del mattino, finestrino vibra. Ricordi: sua fica grigia, gemiti rauchi, libertà totale. Lontana da casa, nessuno giudica. Anonymat puro, solo io so. Cazzo, che avventura.