La Mia Escale Infuocata nel Lounge dell’Aeroporto di Milano
Ero in viaggio d’affari da Roma a Milano, un’escale di due ore all’aeroporto. Caldo afoso fuori, ma nel lounge VIP l’aria condizionata mi gelava la pelle sotto il vestitino leggero. Odore di caffè forte e cuoio dei divani. Mi siedo, gambe accavallate, e lui… un tipo alto, occhi azzurri, camicia sbottonata che lascia intravedere il petto abbronzato. Straniero, forse svedese, con un accento sexy. Mi guarda, sorride. ‘Bella giornata per volare, no?’ dice, sedendosi vicino. Sento l’eccitazione dell’ignoto, lontana da casa, nessuno mi conosce qui.
Iniziamo a chiacchierare. Vino bianco fresco, bicchieri che tintinnano. La sua mano sfiora la mia coscia, casuale? No, intenzionale. ‘Mi piaci, italiana,’ mormora. Io arrossisco, ma apro le gambe un po’. L’urgenza del mio volo imminente mi fa fremere. ‘Ho poco tempo,’ dico ridendo, ma gli occhi dicono il contrario. Lui si avvicina, fiato caldo sul collo. ‘Basta questo.’ La sua mano sale sotto il vestito, tocca le mutandine umide. ‘Già bagnata?’ sussurra. Annodo, esito: e se ci vedono? Ma la libertà di essere anonima mi eccita da morire.
L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale
Ci alziamo, andiamo verso le docce private del lounge, un angolino discreto con porta. Dentro, clic della serratura. Mi spinge contro il muro freddo, mi bacia con lingua vorace. Gusto di sale sulla sua pelle, sudore del viaggio. ‘Spogliati,’ ordina. Tiro su il vestito, seno libero, capezzoli duri per la clim. Lui slaccia i pantaloni, tira fuori un cazzo grosso, venoso, già duro. ‘Succhia,’ dice. Mi metto in ginocchio sul pavimento piastrellato, lo prendo in bocca. Lo lecco piano, poi forte, succhio il glande gonfio. Geme: ‘Cazzo, che bocca calda.’ Le sue mani nei miei capelli, mi fotte la bocca piano, urgenza del tempo.
Il Sesso Intenso e il Ricordo Ardente del Ritorno
Mi alza, mi gira, culotte abbassate alle caviglie. ‘Fica pelosa, mi piace,’ ringhia, infilando dita dentro. Sono fradicia, poils neri bagnati. Entra con due dita, poi tre, mi masturba mentre mi morde il collo. ‘Ti scopo ora.’ Mi piega sul lavandino, specchio appannato. Sento la cappella spingere contro la fica, poi entra tutto, profondo. ‘Ahhh!’ gemo. Pompa forte, palle che sbattono sul mio clito. ‘Più forte!’ urlo. Il rumore dei motori in lontananza, vibrazioni nel muro. Mi scopa senza pietà, mano sul clito che strofina. Vengo tremando, figa che si contrae sul suo cazzo. ‘Dentro,’ ansimo. Lui spinge, esplode: sperma caldo che mi riempie, cola giù sulle cosce.
Ci rivestiamo veloci, sudati, odore di sesso ovunque. ‘Il mio volo,’ dico, baciandolo un’ultima volta. Esco, gambe molli, mutandine zuppe in borsa. Al gate, seduta, ripenso: il suo cazzo in bocca, il sapore salato, la fica piena del suo seme che sgocciola. Anonimato totale, nessuno saprà. Libertà pura, lontano da casa. Ancora eccitata, sorrido al finestrino mentre decollo.