La Mia Scopata Bollente nel Lounge dell’Aeroporto di Roma
Ero in transito all’aeroporto di Roma, diretta in Sicilia per una vacanza al mare. Il sole italiano picchiava forte fuori dalle vetrate, ma dentro il lounge VIP l’aria condizionata era gelida, un brivido sulla pelle sudata. Mi ero cambiata nel bagno, vestitino nero attillato senza reggiseno, le tette libere che sfregavano sul tessuto. Seduta sul divano in pelle nera, il contatto fresco e liscio mi eccitava già. Sorseggiavo un prosecco, il gusto frizzante in bocca, quando l’ho visto. Alto, moro, occhi neri luminosi, un tipo sulla quarantina, camicia sbottonata che lasciava intravedere il petto villoso. Mi ha sorriso, ehm, un sorriso da predatore.
“Buonasera, signorina. Posso?” ha detto con accento straniero, forse francese. Mi sono spostata, le cosce che si sfioravano. “Prego”, ho risposto, la voce bassa. Parlavamo di viaggi, di libertà lontani da casa. Nessuno ci conosceva qui, potevamo essere chiunque. La sua mano ha sfiorato la mia gamba, casuale? No, intenzionale. Il cuore mi batteva forte, la fica già umida sotto le mutandine. “Sei bellissima”, ha mormorato, il fiato caldo sul collo. Ho sentito il suo cazzo indurirsi contro la mia coscia mentre si avvicinava. “Andiamo di sopra? C’è un hotel annesso, il mio volo è tra due ore”, ho sussurrato, l’urgenza mi bruciava dentro.
L’Incontro Fortuito e la Tensione che Sale
Siamo saliti in ascensore, le mani ovunque. La sua bocca sulla mia, lingua invadente, sapore di whisky e sale. Camera 312, chiave magnetica, clic. La clim ronzava, aria fredda sui corpi accesi. Mi ha spinto sul letto, king size con lenzuola bianche stirate. Mi sono strappata il vestito, tette al vento, capezzoli duri. “Cazzo, che fica bagnata”, ha ringhiato tirandomi giù le mutande. Ero fradicia, il profumo di eccitazione nell’aria. Mi ha leccato piano, lingua sul clitoride, succhiando forte. “Ahh sì, leccami così”, gemevo, mani nei suoi capelli. Ma volevo di più. Gli ho slacciato i pantaloni, il cazzo è saltato fuori, grosso, venoso, cappella rossa gonfia.
L’ho preso in mano, duro come legno d’olivo, liscio e caldo. “Bravissimo, fammi vedere quanto sei eccitato”. Mi sono messa a pomparlo, saliva che colava, hummm buono il sapore salato. Lui gemeva, “Suce-moi, puttana italiana”. L’ho ingoiato piano, bocca piena, gola che si contraeva. Non tutto, troppo grosso, ma lo leccavo vorace, lingua sul frenulo. Poi ho preso le tette, le ho strette intorno al suo cazzo, va-et-vient lento. Pelle contro pelle, sudore che colava, il rumore bagnato. “Cazzo sì, spagnola perfetta”, ansimava lui, fianchi che spingevano. Acceleravo, tette che sbattevano, il suo cazzo pulsava. “Vengo, ahhh!” Jet di sborra calda sulle mie tette, sul collo, colava appiccicosa. Ne ho leccato un po’, salato e denso.
L’Esplosione di Piacere Intenso e Senza Freni
Ma non era finita. Mi ha girata a pecorina, cazzo di nuovo duro, me l’ha infilato in fica di colpo. “Prendilo tutto, troia”. Spinte violente, palle che sbattevano sul culo, il letto cigolava. Io gridavo, “Scopami forte, più dentro!”. La fica si contraeva, orgasmo che montava, onda dal basso ventre. “Sìii, vengo, ahhh!” Ho squirttato sul suo cazzo, corpo tremante. Lui ha tirato fuori e sborrato di nuovo, sulla schiena, caldo rivoli. Esausti, sudati, odore di sesso ovunque. Doccia veloce, acqua fredda che pungeva la pelle sensibile.
Ora sono sul volo, decollo rombante, vibrazioni che mi ricordano i suoi colpi. Nessuno sa, anonimato totale. Quel francese, nome? Non importa. Solo il ricordo della fica piena, sborra sulle tette, libertà pura. Torno a casa cambiata, pronta per il prossimo lounge.