La Mia Avventura Lesbica in un Negozio di Scarpe all’Aeroporto di Milano

Ero a Milano per un viaggio d’affari, stanca morta dopo una giornata di riunioni sotto il sole cocente d’estate. Il mio volo di ritorno era domani mattina, ma quel pomeriggio… zac, il tacco della scarpa si rompe mentre cammino nel lobby dell’hotel vicino all’aeroporto. L’aria condizionata mi gela la pelle sudata, profumata di salsedine dal pranzo in terrazza. Entro nel centro commerciale annesso, un negozietto di scarpe quasi vuoto, ultimi minuti prima della chiusura. Lei è lì, la commessa: mora, occhi scuri, camicetta di pizzo rosa che lascia intravedere tette sode, gonna corta che sale sulle cosce abbronzate.

‘Mi scusi, posso provare queste?’, dico, sedendomi su una poltrona di pelle che scricchiola sotto di me. Lei sorride, chiude la porta a chiave. ‘Certo, signorina, siamo solo noi ora’. Il rumore dei motori degli aerei rimbomba lontano, mi eccita l’idea di essere lontana da casa, libera, nessuno mi conosce qui. Mentre mi infila la scarpa, il suo sguardo scivola sulle mie gambe. Io… esito, ma allargo un po’ le cosce. Sotto la gonna, la mia figa pulsa già. Vado in fondo al camerino, mi levo le mutandine – bagnate di sudore e desiderio – e le infilo in borsa. Torna, si inginocchia. I suoi occhi si fissano tra le mie gambe nude. ‘Oh…’, mormora, la mano trema sul mio piede.

L’Incontro Fortuito nel Lobby dell’Hotel Aeroporto

Silenzio. Solo il ronzio della clim. La sua mano sale piano, sfiora la coscia, tocca il mio cespuglio umido. ‘Sei… bagnata’, sussurra. Io annuisco, sorrido. ‘Toccami’. Il suo dito scivola tra le labbra della fica, stuzzica il clitoride gonfio. Io gemo piano, il cuore batte forte. La sua gonna è salita, vedo una macchia scura sul perizoma rosa. Si alza, mi prende per mano. ‘Vieni dietro’. Nell’arrière-boutique, mi spinge contro il muro freddo. Baci caldi, lingue che si intrecciano, denti che mordono. Le sue dita sotto la gonna, due dentro la mia figa fradicia, pompano forte. Io le slaccio la camicetta, strizzo quelle tette morbide, pizzico i capezzoli duri come sassi.

Il Fuoco dell’Urgenza prima della Partenza

La spoglio febbrile: gonna giù, perizoma zuppo. La stendo sulla moquette ruvida, bacio il suo ventre. Le dita aggirano l’elastico, entrano nella sua figa calda, viscida. ‘Ah sì, scopami con le dita!’, geme lei. Muovo veloce, profundo, il suo succo cola sulla mano. Le tolgo le dita, le succhio: sapore aspro, salato. ‘Assaggiami’, dico, e le infilo il perizoma bagnato in bocca. ‘Succhia il tuo sapore, è delizioso’. La mia bocca sulla sua fica: lingua dal clito alla fessura, lecca il miele che sgorga. Lei allarga le gambe, mi tira le cosce verso la sua faccia. 69 sul pavimento, teste tra le cosce. La sua lingua mi fotte la figa, il mio dito nel suo culo stretto, lo pompo veloce. ‘Cazzo, sì! Sto venendo!’, urlo. Esplodiamo insieme, corpi che tremano, urla soffocate dal rumore degli aerei.

Ci rivestiamo in fretta, sudate, con il sapore di fica sulle labbra. ‘Devo prendere il treno per l’aeroporto’, dico, l’urgenza del viaggio mi fa fremere ancora. Lei sorride: ‘Torna a Milano, sconosciuta’. Esco, l’aria calda della sera italiana mi accarezza la pelle salata. Sul treno, seduta sul sedile di pelle appiccicosa, ripenso a quel fuoco improvviso. La figa ancora sensibile, il clito che pulsa al ricordo delle sue dita, della sua lingua nel mio culo. L’anonimato totale: nessuno saprà mai. Solo io, questa libertà lontana da casa, pronta per il volo. Che viaggio indimenticabile.

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